Ulivi, il morbo è esploso

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Ulivo ormai scheletrico nel Gallipolino
Ulivo ormai scheletrico nel Gallipolino

La scossa, finalmente. La pubblicazione il 23 luglio scorso della “Decisione di esecuzione della Commissione” dell’Unione europea “per impedire l’introduzione e la diffusione della Xylella fastidiosa” sembra aver dato finalmente un colpo di acceleratore ad una vicenda partita pubblicamente nel maggio scorso con questo giornale, ma che pare già presente ad alcuni olivicoltori due anni fa.

Cifre drammatiche: un crescendo spaventoso. Mentre si discutono le indicazioni nette provenienti da Bruxelles (alberi malati sradicati e bruciati nella fascia tampone che circonda l’area infetta e larga 2 chilometri) e mentre si preannunciano opposizioni altrettanto dure (una “guerra santa” di ecologisti per non far sparire uno dei tratti fondamentali del territorio), un dato almeno non viene contestato da nessuno: se l’area interessata lo scorso ottobre risultava di circa 8mila ettari, concentrata intorno a Gallipoli, oggi stime aggiornate (fonte: Confederazione italiana agricoltori di Lecce) parlano di ben 23mila ettari contagiati. Ma c’è un’altra cifra che circola – 37mila ettari – denunciata da un gruppo di consiglieri regionali di minoranza (sei) ed anche di maggioranza (due) e che allarma ancora di più. Non è dunque una illusione ottica il cambiamento di ulivi dapprima marroni e poi anneriti, ormai senza vita. Né è un finto allarme quello proveniente anche dal Capo di Leuca, da Ugento e Presicce a Gagliano, per non dire di Ruffano e del Nord Leccese.

Cosa si muove. Lunedì 4 al ministero delle Politiche agricole, il direttore generale, l’assessore regionale Fabrizio Nardoni, i dirigenti del servizio fitosanitario di Bari hanno deciso una cosa: ci sarà un gruppo d’intervento, una task force, diretta dallo stesso ministero, che coinvolgerà anche il Ministero della salute (si prevede l’utilizzo piuttosto massiccio di insetticidi ancora da individuare) e il Servizio nazionale di Protezione civile, convocati per l’incontro operativo del 27 agosto. Intanto la Coldiretti provinciale ha fissato un altro sopralluogo venerdì prossimo 8 agosto; dovrebbe esserci anche Nardoni.

“Fare in fretta”. Poichè si muove anche la malattia, bisogna – certamente più velocemente della Sputacchina media, un insetto di 5 millimetri tra i vettori del batterio mortale – definire la zona rossa, come ha sollecitato anche Leo Piccinno, originario di Alezio, vicepresidente nazionale Unaprol e presidente Coldiretti di Lecce, per poi passare a tracciare il tampone in cui operare come detto dalla Ue. Con qualche correttivo: si comincerà a controllare i margini più vicini all’area dell’infezione ormai conclamata, sperando di non dover desertificare tutto l’ampio cerchio che la circonda.

Alto rischio anche per ciliegi, peschi, mandorli. Sono ovviamente gli scheletri degli ulivi a dare nell’occhio da Galatone-Sannicola, a Taviano, Melissano e oltre. Ma nella drammatica partita che interessa  150 piante arboree ed erbacee che possono ospitare la Xylella, ci sono anche mandorli, ciliegi, peschi, oltre a oleandri, un tipo di quercia, piante da vaso.

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