Ulivi malati: fioccano idee, da verificare

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Una delle  affollate  assemblee  di coltivatori presso l'Acli, in basso Enzo Manni  di Racale,  presidente della cooperativa
Una delle affollate assemblee di coltivatori presso l’Acli, in basso Enzo Manni di Racale, presidente della cooperativa

enzo-manni-coop-acli-racaleSolfato di rame, calce e potature frequenti; incappucciare gli alberi in modo da tenerli al riparo dagli insetti vettori e intanto curarli come si dovrebbe fare sempre; studiare le piante malate, senza fretta, per capire bene cosa fare; far penetrare attraverso le radici sostanze in grado di rimuovere i “tappi” che bloccano la circolazione della linfa nell’albero: da persone più o meno preparate arrivano ogni giorno proposte che se non sono risolutive, certo aprono scenari diversi sull’epidemia in corso nelle campagne salentine, sopratuttto lungo il versante jonico. Si tratta ovviamente di potesi da vagliare ed eventualmente sperimentare da parte degli istituti e dei centri di ricerca a ciò deputati.
Su qesto versante si muovono anche gruppi e comitati, come “La voce dell’ulivo”, nato a Racale presso la sede della cooperativa olearia Acli diretta da Enzo Manni. Con un documento inviato al commissario Silletti ed al dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale, Silvio Schito, il comitato e l’Aprol provinciale invitano a perlustrare altre strade prima degli eradicamenti previsti nel piano varato il 19 marzo scorso e ancora sulla carta. Il tempo a disposizione, si fa notare, rende irrealizzabili alcune pratiche agronomiche come l’erpicatura o il controllo delle erbe infestanti in cui si annidano le larve o gli insetti appena nati. “Rischia di fallire” anche l’indicazione di almeno quattro trattamenti insetticidi su ulivi e su alberi del genere Prunus: «Le aziende agricole – scrivono Aprol e comitato – sono prive di adeguate risorse economiche e di mezzi tecnici». Inoltre lo sradicamento delle piante infette “presenta efficacia alta ma fattibilità tecnica molto bassa”. La tesi centrale della proposta è ridurre la chioma al minimo in modo da abbattere la possibilità di inoculo del batterio negli ulivi; ciò ridurrebbe anche la quantità di insetticidi da usare. Per finire, il piano va cambiato in questa direzione e a breve poiché “il tempo assume in questa vicenda una fondamentale importanza”.

Dall’Università di Bologna è arrivato un altro metodo che, a detta dei proponenti, potrebbe rappresentare una via d’uscita almeno per circoscrivere l’aera contaminata. «Si tratta di innovativi concimi nutrizionali bioecocompatibili – ha affermato il professore Norberto Roveri in un incontro di fine marzo scorso – che non contengono fitofarmaci ma solo oligoelementi idonei alla coltivazione biologica, sperimentati nel corso del 2014».
“Buone pratiche agricole e niente insetticidi nelle aree naturali, come assicurato dal commissario Silletti”: questa la linea dei parchi salentini, tra cui quelli di Gallipoli e di Ugento, il parco naturale regionale “Costa di Otranto – Leuca e Bosco di Tricase”, “Bosco di Rauccio e bacino dell’Idume” di Lecce, la Riserva delle Cesine. A loro cura sorgerà uno Sportello informativo prorio sulle buone pratiche in agricoltura.