Ulivi in fiamme: nuovo rogo sulla Provinciale Felline-Ugento. Numeri e cause: “Oltre 120 incendi, il 99% è doloso”

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Ulivi in fiamme sulla Provinciale Felline-Ugento

Ugento – Un’estate di roghi, quella che sta devastando il Salento e in particolare il territorio ugentino: nel tardo pomeriggio di oggi, venerdì 28 agosto, la locale Protezione civile (presieduta da Tiziano Esposito) è intervenuta per domare un incendio divampato sulla strada provinciale Felline-Ugento.

Il rogo ha interessato un’area di circa due ettari. A fuoco, ancora una volta, numerosi olivi secchi colpiti da Xylella. Uno scenario che si ripete sempre con lo stesso copione, in un’estate che ha visto, negli ultimi due mesi, 120 interventi della Protezione civile chiamata a far fronte a un numero di incendi che rispetto allo scorso anno è aumentato del 24%.

Ulivi in fiamme sulla Provinciale Felline-Ugento

Roberto Gennaio: “Ulivi abbandonati perché considerati inutili”

Roberto Gennaio

Che interpretazione dare di questo fenomeno e dove cercare le cause? Per il naturalista Roberto Gennaio (di Taviano), autore di una pubblicazione in tre volumi dal titolo “Titani. Olivi monumentali del Salento”, il fenomeno degli incendi nasce da lontano ed è una conseguenza del progressivo abbandono di questi alberi da parte dell’uomo.

Finché gli ulivi sono stati ‘utili’ per la produzione di olio, sono stati tenuti in grande considerazione e curati. In passato, molti produttori hanno cercato di lucrare sugli aiuti concessi dalla Comunità europea gonfiando i dati sulle quote dell’olio prodotto. Quando la truffa è stata scoperta, quegli incentivi sono venuti meno e sono stati concessi in base al numero di alberi per ettaro, non più in base alla quantità di olio prodotto”.

Anche in questo caso qualcuno ha provato a lucrare infittendo gli alberi sui terreni, fino a far venire meno pure quegli incentivi. Senza gli aiuti europei e con la concorrenza sul mercato degli oli comunitari, l’olio pugliese non è stato più competitivo. Per i produttori la gestione dell’uliveto è diventata col passare del tempo troppo dispendiosa, a fronte di guadagni bassi: già prima della Xylella era spesso difficile per chi produceva olio coprire le spese e guadagnarci qualcosa, da qui l’abbandono degli ulivi”.

Doloso il 99% degli incendi

Il legame uomo-albero è venuto meno perché gli ulivi non sono più – con le dovute eccezioni – considerati ‘utili’ per l’uomo, tanto più ora che la Xylella li ha resi secchi. Cosa fare allora di un ulivo secco? La strada più facile, pur se illecita, è quella di bruciarli: chiamare una ditta per eradicarli e farli a pezzi costa più di quanto si ricaverebbe vendendoli come legna”.

Il presidente della Protezione civile Tiziano Esposito

Anche la Protezione civile conferma: “Il 99% dei roghi è doloso – spiega Tiziano Esposito –, frutto della diffusa abitudine di ‘pulire’ i campi bruciando le stoppie. Quando poi dalle sterpaglie il fuoco arriva a ridosso di un ulivo secco, dalle radici le fiamme salgono nelle feritoie presenti sul tronco, che agiscono come una sorta di canna fumaria e le amplificano”. La conseguenza è il trasformarsi degli ulivi secchi in vere e proprie torce.

Come contrastare il fenomeno? “L’appello va fatto prima di tutto alle istituzioni – conclude Esposito –, che dovrebbero snellire la parte burocratica e facilitare le procedure per chi vuole reimpiantare. Spesso è la burocrazia che blocca tutto”.