Ulivi “anti-Xylella” e colture non tradizionali per combattere il batterio killer dell’agricoltura pugliese

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Ulivi innestati post Xylella a Gagliano del Capo

Ferma e inequivoca la risposta dei salentini al flagello della Xylella Fastidiosa, il batterio responsabile nell’area ionico-adriatica non soltanto di riflessi negativi in campo occupazionale (persi almeno 5mila posti di lavoro nella filiera agricola) ma pure e ancor prima di gravi ammanchi nel commercio dell’olio extravergine di oliva fortemente colpito dall’impari lotta con i ridottissimi prezzi praticati dai frantoi greci, marocchini e tunisini: in termini pratici, la Xylella Fastidiosa ha distrutto distese di uliveti (colpiti ben 200mila ettari di alberi per 21 milioni di unità), cagionando perdite annuali di prodotto per almeno il 73%, finanche per il 90-95% nella provincia di Lecce.

Tra i rimedi che i salentini hanno approntato a contrasto della calamità della xylella quello più diretto corrisponde alla coltivazione dei cosiddetti ulivi “anti-Xylella”, arbusti d’ulivo immunizzati frutto dell’innesto di alberi malati con varietà resistenti al batterio come il Leccino: dopo circa tre anni dall’innesto l’albero torna a dar vita a olive integre e sane, così palesando la bontà dell’operazione.

A debita sottolineatura di tale successo si menziona la prima spremitura di olive frutto di ulivi “anti-Xylella” che, surclassando la procedura d’infrazione intrapresa dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto dei disposti obblighi di eradicazione degli arbusti malati, è stata tenuta presso un frantoio oleario di Gagliano del Capo il 27 agosto 2019, quindi in anticipo rispetto all’usuale periodo: nell’occasione, alla presenza di imprenditori agricoli, rappresentanti della ricerca ed esponenti regionali della Coldiretti, è stato sottolineato che nel 2019 sia nella provincia di Lecce che in quelle di Bari, Bat e Foggia è stato prodotto il 70-80% di olio extravergine in più rispetto all’anno precedente e indi declamato che gli ulivi “anti-xylella” hanno le potenzialità per far recuperare quanto sinora perduto dal patrimonio olivicolo pugliese in ragione dell’azzeramento delle varietà cellina e ogliarola.

Ma non basta!

Non rassegnandosi a vedere distese di campi rinsecchiti (censiti ben 200mila ettari di uliveti colpiti dalla Xylella) nonché a dover prendere atto delle restrizioni agricole imposte da Bruxelles, sotto la guida dell’imprenditore agricolo leader nella coltivazione del melograno Uzi Cairo il 21 novembre 2019 è sorto a Copertino il movimento “Salento Verde”, contraddistinto dallo scopo di far rinascere l’agricoltura non soltanto nel tacco d’Italia ma nell’intera Puglia: tanto introducendo colture che, già largamente diffuse in Israele, non sono molto praticate nel territorio pugliese come quelle dei manghi, degli avocadi e delle bacche di Goji, varietà tutte che ben si adattano ai climi caldi delle regioni del sud d’Italia al contempo reagendo adeguatamente al ceppo della Xylella fastidiosa.

Difatti, a mente di imprenditori, agronomi e professionisti del movimento “Salento Verde” il prefissato obiettivo di “far tornare il Salento verde e produttivo” sarà raggiunto pure introducendo nella coltura del tacco d’Italia tipologie di colture diverse da quelle tradizionali.

Valeria Leopizzi – Alezio