Ugento, la Cattedrale in anteprima dopo il restauro: tornano i colori originali e arriva la domotica

Il vescovo Angiuli: "Qui un barocco che non ha nulla da invidiare a quello leccese"

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Ugento – C’è una luce nuova nella Cattedrale di Ugento, un bianco che alleggerisce le pareti e lo sguardo. “Si spostano gli occhi dalla volta agli altari e ci si sente felici di respirare bellezza”, dice il vescovo Vito Angiuli nella chiesa simbolo della comunità ugentina, che dopo la chiusura per un restauro lungo 16 mesi sta per essere riconsegnata alla sua comunità. Senza il grigio e le incrostazioni che per troppo tempo ne hanno nascosto i tesori.

È una chiesa “ritrovata”, questa Cattedrale che venerdì 29 novembre ha riaperto le porte per la presentazione dei lavori di restauro alla stampa, in un incontro con il vescovo della diocesi Ugento-Santa Maria di Leuca monsignor Vito Angiuli, il direttore dei lavori architetto Fernando Russo, il parroco don Rocco Frisullo e i tecnici delle ditte che hanno eseguito gli interventi. Un’anteprima di quel che tutti potranno ammirare dal 4 dicembre, quando è fissata la riapertura al culto.

Monsignor Angiuli, l’architetto Russo, don Frisullo e un rappresentante della ditta Stomeo durante la presentazione dei lavori

Il valore del restauro: restituire una bellezza non solo artistica ma divina

Chiusa al pubblico dal maggio 2018, la Cattedrale è oggetto di lavori dal 2 luglio dello stesso anno: un restauro “conservativo-critico” finanziato da Conferenza episcopale italiana (Cei), diocesi e Comune di Ugento con un importo che per gli interventi fin qui realizzati ammonta a 524mila euro. Lo stanziamento complessivo è però di un milione e 380mila euro: in questa cifra rientrano infatti i lavori – previsti ma non ancora effettuati – sulla facciata principale, con la ripulitura degli stemmi vescovili in controfacciata.

E il valore del restauro vuol essere non solo estetico e artistico, spiega il vescovo Angiuli: “La bellezza che vogliamo far trasparire non è puramente storica ed estetica, è la bellezza di Dio. Una bellezza che traspare attraverso forme ed elementi che possono sembrare piccoli ma sono simbolici, mai messi a caso”.

È così per le melagrane, che puntellano di rosso ogni angolo del cornicione all’interno. C’erano anche prima del restauro, ma non si vedevano: ora sono state riportate alla luce. E sono dei simboli: “Rappresentano la Chiesa, vista come un unico frutto con tanti granelli”, spiega Angiuli. Allo stesso modo degli angeli posti al centro degli arconi di tipo classico, le melagrane servono a scandire un percorso guidato verso l’altare.

Angiuli: “A Ugento un barocco che non ha nulla da invidiare a quello leccese”

Il vescovo spiega che questo restauro è una simbolica riconsegna alla comunità di una chiesa che riveste un ruolo unico all’interno della diocesi: nel video qui in basso illustra la funzione guida della Cattedrale.

Ma la questione non interessa solo i fedeli: “Fare un lavoro del genere – chiarisce il vescovo – vuol dire ridare a questo territorio dei luoghi da visitare: è un fatto non solo ecclesiale ma anche economico, di turismo. Si comprende che c’è un luogo con una storia e un’arte non secondaria”.

Un’arte che qui nella Cattedrale di Ugento racconta di un barocco tardo, settecentesco, quasi rococò. “In questa chiesa ci sono altari di un barocco molto bello – prosegue Angiuli – e al riguardo mi preme sottolineare che il barocco non è solo quello che sta a Lecce. Il barocco del Sud Salento, e questo ne è un esempio, non ha nulla da invidiare al barocco leccese. Anzi, ha qualcosa che lì manca”.

16 combinazioni di luci: arriva la domotica

La Cattedrale ora ha tutta un’altra luce, non è poesia ma tecnologia: lo spiegano i tecnici della ditta Giannotta, che ha curato l’adeguamento dell’impianto elettrico con la novità dell’introduzione della domotica.

Si tratta di un sistema computerizzato che permette di gestire l’illuminazione della chiesa con la possibilità di creare 16 differenti “scenari”, cioè 16 combinazioni di luci da scegliere in base alle liturgie che si celebrano e all’elemento artistico che si vuole mettere in evidenza.

La cappella del Santissimo

Tornano i colori originali

A illustrare i dettagli tecnici delle varie fasi del restauro è l’architetto Fernando Russo, lodato dai rappresentanti della ditta Stomeo (di Martano) che ha eseguito i lavori come un direttore di cantiere molto puntuale, addirittura (positivamente) “pignolo”.

“Questa cattedrale – spiega Russo – è stata voluta e ampliata nel ‘700 su un sito che era già occupato da una precedente cattedrale romanica e che rappresentava sicuramente l’acropoli della città messapica di Ugento. Il restauro di cui è stata fatta oggetto serve non solo a proteggere e tutelare il monumento, ma anche alla sua ‘lettura’ storica, che prima dell’intervento non era chiara”.

Una chiesa poco “leggibile” nella sua spazialità, quindi, con stratificazioni di successive ridipinture che nascondevano molti elementi architettonici e spegnevano i colori originali, alterandoli in grigi e marroni scuri che creavano un’atmosfera “tetra, molto cupa”, racconta il vescovo. L’accurato studio dei colori al centro di questo restauro ha permesso oggi di recuperare le tinte com’erano in origine, con il bianco sulle pareti e il celeste nella cappella del Santissimo.

Altari e pronao a nuovo

I lavori hanno comportato inoltre una rivisitazione complessiva dell’intera navata e del presbiterio, il restauro degli altari, dei capitelli, delle sculture degli angeli che sovrastano gli archi delle cappelle, dello stemma e del cartiglio in controfacciata, compresa l’iscrizione.

All’esterno, nuova pavimentazione per il pronao, con lastre di biancone di Trani. E poi adeguamento della rampa e restauro delle pedate in battuto di graniglia.