Ugento, dopo l’assemblea i frantoiani scrivono al ministro: “Ecco le nostre richieste anti Xylella”. Prima che sia troppo tardi

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Ugento– Per le aziende di trasformazione interventi economici per i frantoi oleari che intendono mantenere la struttura in vita e contributi finalizzati alla dismissione dell’attività di trasformazione (rottamazione/conversione degli impianti); per le aziende agricole interventi di sostegno al reimpianto con cultivar resistenti alla Xylella o altre specie immuni, semplificazione delle autorizzazioni all’espianto nelle aree infette per le piante compromesse, interventi finalizzati all’aumento del corpo fondiario e misure di contrasto all’abbandono delle terre; per i vivai in zona infetta la possibilità di produrre piante di ulivo resistenti da distribuire sul proprio territorio; la piattaforma rivendicativa ma non solo messa a punto dalla prima assemblea di frantoiani del salento ieri a Ugento, in vista della audizione di domani a Montecitorio, davanti alla commissione Agricoltura della Camera dei deputati.

Pur convocata nel giro di 48 ore, l’assemblea ha visto un centinaio di partecipanti, segno evidente di un bisogno di visibilità e di partecipazione alle problematiche piombate nel Salento insieme al’arrivo della Xylella fastidiosa, batterio da quarantena secondo Unione europea e studiosi. E’ infatti emersa in pieno l’esigenza di essere rappresentati a Roma e nell’Unione, raccogliendo la disponibilità delle associazioni dei coltivatori e dei produttori olivicoli – convocate per domani – di presentare anche le loro richieste maturate nel confronto ugentino.

Per la rinascita della nostra terra – si legge nella nota che dovrà arrivare in mano al ministro Gian Marco Centinaio – siamo convinti sia necessario ed impellente, oggi più che mai, ripensare e riprogrammare l’intero comparto oleicolo; tutto questo sarà possibile solo con un Suo autorevole e vigoroso intervento”. Non si tratta soltanto del paesaggio, prima del 2013 “rappresentato da sterminati e lussureggianti oliveti che da millenni colorano la terra rossa salentina, oggi una tela, spettrale ed angusta, dalle tinte cineree e desolanti”.

Giovanni Melcarne

L’olivicoltura traina, per passare all’aspetto economico non proprio trascurabile, “l’intero comparto agricolo ed è da sempre fonte principale di reddito per oltre 270mila aziende sul territorio regionale (il 22% delle imprese olivicole italiane) che coprono il 30% dell’intera produzione nazionale di olio extra vergine d’oliva; di queste oltre 51mila unità sono le aziende radicate nel territorio della sola provincia di Lecce”. Questi numeri, purtroppo, “stanno calando vertiginosamente alla luce della situazione attuale, sempre più drammatica”. In 15 anni, per processi naturali i frantoi operanti in Puglia sono passati da poco più di 400 a 220 (dati Camera di commercio), con un brusco incremento di dismissioni negli ultimi anni.  E non è finita. Giovanni Melcarne, di Gagliano del Capo, animatore dell’associazione a difesa degli ulivi sotto attacco e ora tra i promotori di un’associazione autonoma denominata Frantoi oleari salentini, aperta anche alle province di Brindisi e Taranto, aggiunge: “Nei prossimi due-tre anni, con questa tendenza in atto, molti altri frantoi salteranno”.

Chiesto un piano di azione “Pertanto – riprende la nota per il ministro – come garanti e difensori degli interessi del nostro territorio, mossi dall’alto senso di responsabilità che contraddistingue il nostro operare quotidiano, sentiamo il dovere di essere propositivi e pronti a supportare l’azione del Governo, contribuendo fattivamente alla rinascita dell’intera filiera. Si rende pertanto necessario, a nostro avviso, l’emanazione di un “piano d’azione”, fattibile e immediato, per la ricostruzione del potenziale olivicolo e della relativa filiera”. I punti sono quelli prima richiamati.