Nardò, chiesa San Domenico

Nardò – Guerra tra confraternite a colpi di microspie piazzate in sagrestia per ascoltare i fedeli: il caso mediatico scoppiato nel gennaio scorso porta ai primi risvolti. Le indagini devono continuare, la richiesta degli inquirenti.

La vicenda si consumò alcuni mesi fa nella Chiesa di San Domenico con protagoniste le associazioni Beata Maria Vergine del Rosario e San Luigi Gonzaga. Sono tre finora gli indagati, due neretini e un uomo di Aradeo, con l’accusa di simulazione di reato e diffamazione.

La richiesta di prorogare le indagini I loro nomi compaiono nella richiesta di proroga delle indagini preliminari avanzata dal pubblico ministero Donatella Palumbo. La richiesta di ulteriori sei mesi d’indagine arriva perché “occorrono ulteriori approfondimenti investigativi”, spiega il magistrato.

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Una “spy story” nota in tutta Italia I primi sospetti a San Domenico, antica chiesa neretina a due passi dalla centralissima piazza Salandra, risalgono a luglio 2018, quando il padre spirituale della confraternita Beata Maria Vergine del Rosario viene informato di una “bonifica ambientale” effettuata nei giorni precedenti nella chiesa.

Il vescovo Fernando Filograna

Grazie a questo intervento un tecnico avrebbe rilevato la presenza di una microspia nascosta nella sagrestia, precisamente in una cassetta delle offerte proprietà esclusiva dell’associazione Beata Maria Vergine del Rosario, che finisce così per essere accusata di “spionaggio” con tanto di relazione presentata al Vescovo di Nardò-Gallipoli, Fernando Filograna.

Nascono però ulteriori sospetti e interrogativi: una vendetta-trappola ai danni dell’associazione Beata Vergine del Rosario? Il tentativo di creare scandali a tavolino? La vicenda finisce così in tribunale, oltre che in giornali e tg di tutta Italia. Oggi l’Associazione è assistita dall’avvocato Ezio Maria Tarantino e le indagini proseguiranno per altri sei mesi.

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