Troppi i casi di medici e infermieri col Coronavirus, sale il rischio di ospedali-focolaio. Via a test rapido, termoscanner e “diario”

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Lecce – Sono saliti a 72 gli operatori sanitari infettati dal Coronavirus. il dato è stato analizzato con crescente preoccupazione dal coordinamento regionale presieduto dal professore Pierluigi Lopalco (foto). Lo spettro che si staglia all’orizzonte è quello della zona della Lombardi intorno a Cologno, dove gli ospedali sono diventati essi stessi fonte di contagio per tutti, medici e pazienti sotto lincalzare dell’attacco virale.

L’altro ieri i numeri della Fimmg (articolo su piazzasalento.it) davano un totale di 80 unità mediche fuori gioco. Ma il livello di allarme non cambia. E’ di stamattina la positività del primario di Chirurgia toracica del “Fazzi” di Lecce, dove sono già stati registrati i casi di due medici del reparto Infettivi, un infermiere della sala operatoria.

Lo spettro degli ospedali-focolai in Lombardia

Nel principale nosocomio salentino è partita la routine degli interventi: sanificazione dei locali, messa sotto osservazione la rete di contatti avuti dal primario 67enne. L”ambiente assistenziale in Puglia – si riconosce in una nota del coordinamento anti epidemia della Regione – rappresenta una importante fonte di diffusione del virus Covid-19. Dei 241 casi di cui abbiamo informazione sulla professione, al momento 72 casi (29,8%) sono in operatori sanitari. Questi operatori hanno potuto contrarre l’infezione in comunità o durante l’attività lavorativa, ma il dato epidemiologico importante è rappresentato dal fatto che ben un terzo dei casi complessivi sono potenzialmente in condizione di accendere focolai ospedalieri, con potenzialità di diffusione comunitaria».

Che fare? La Regione, con i suoi massimi esperti in materia, sta procedendo su due piani: le protezioni individuali e i test rapidi (non tamponi) in misura ampia “per conoscere la diffusione del virus in una comunità in generale”. Sul primo versante sono arrivate 200mila mascherina dalla Cina all’aeroporto di Bari; presto dovrebbero raggiungere le sedi delle Asl pugliesi. Altre 100mila sono giunte sempre a Bari da Canton, città gemellata.

L’esperimento con i test rapidi donati dalla Cina

L’ok ai test rapidi (trenta minuti) è ormai atto ufficiale. Non ci si nasconde però che questi tipi di esami sono meno affidabili dei tamponi laringei ma possono comunque far accendere una spia di allarme nelle situazioni di infezione senza sintomi. “Servono cioè – si spiega – ad avere una idea della quota di popolazione che sia entrata in contatto col Coronavirus”. Li utilizzeranno prima di tutto gli operatori sanitari dei reparti di emergenza. Va da sé che questa è una strada sperimentale su cui si impiegheranno i 2.800 kit donati dalla Cina.

Vi sono attualmente diversi tipi di test rapidi in giro, da quelli sperimentati in cina a quelli testati negli Usa. Non si esclude, anzi, la predisposizione di un servizio con i termoscanner agli ingressi degli ospedali (per bloccare ingressi di personale con qualche liena di febbre) e con i saturimetri, piccoli oggetti a forma di pinzetta da applicare su di un dito per misurare la quantità di ossigeno presente nell’organismo per i pazienti meno gravi.

Il diario dei rischi dei medici

La task force ha diramato inoltre un vademecum per il personale ospedaliero che parte da un presupposto lanciato dal professore Lopalco: “Fate in modo di sentirvi come se foste contagiati ed agite di conseguenza insieme ai pazienti”. Tra le direttive ai medici quella della compilazione giornaliera di un diario in cui annotare i contatti a rischi avuti durante l’attività