Al caro Direttore di Piazzasalento.
Oltre le trivellazioni nell’area marittima che lambisce il Capo di Leuca alla ricerca di giacimenti petroliferi ed il deposito di scorie nucleari ai confini con la Basilicata, il terminale del gasdotto che approda sulle spiagge in agro di Melendugno: Salento sotto assedio?
Gli scogli più ardui dell’iter burocratico del progetto del gasdotto sono ormai stati superati, considerato che nel Settembre ‘13 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha consegnato la certificazione relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale, che il progetto ha ottenuto l’approvazione parlamentare (con 248 voti favorevoli, contrari solo Sinistra Ecologia e Libertà e Lega Nord) e che il Ministero dello Sviluppo Economico ha sottoscritto il Decreto di Autorizzazione Unica Integrata: a tal punto, non resta che l’apertura del cantiere dei lavori programmata proprio per i primi mesi dell’anno in corso.
L’entrata a regime del gasdotto (detto “Trans Adriatica Pipeline”, conosciuto in breve con l’acronimo inglese “TAP”) è prevista per il 2020: esso parte dalla lontanissima regione russa dell’Azerbaigian e, dopo aver attraversato Grecia, Albania e Mar Adriatico, approda nel Salento su una delle spiagge più belle e rinomate (S. Basilio) snodandosi alla ridotta profondità di un metro e mezzo in piena macchia mediterranea. Alle tubature va aggiunto l’ecomostro della centrale di depressurizzazione che ospiterà due macchine termiche munite di enormi camini per lo smaltimento dei fumi di combustione.
I sostenitori del progetto ne portano ad avallo l’indubbio vantaggio che procurerà alla penisola italiana per non doversi più servire della Gazprom ossia l’azienda russa produttrice di gas naturale che, controllando ben il 18% delle riserve mondiali conosciute, risulta il più grande possessore di gasdotti sul mercato mondiale dopo l’Arabia Saudita.
Pur dinanzi a ciò, vigorosa avanza la protesta degli amministratori locali del Salento e dei relativi abitanti con a testa i melendugnesi i quali pongono l’accento sulle ricadute negative del gasdotto sull’economia locale, in particolare sui settori dell’agricoltura e del turismo. Contrario anche il neogovernatore della Puglia Emiliano il quale ha addotto il valido esempio comparativo del gasdotto di Ibiza in Spagna: una tubatura interrata le cui tracce esterne si riducono ad un’indicazione per il punto d’accesso ed in due tubi di dimensioni ridotte di cui uno in entrata e l’altro in uscita.
Tutto ciò considerato, gli oppositori salentini riuniti nel comitato “No Tap” non mostrano la più pallida intenzione di abbassare il tono della protesta lasciando senza voce il cosiddetto “tacco” o “bomboniera” d’Italia: nell’ottobre del 2014, difatti, cominciate le operazioni di carotaggio del terreno, l’ente comunale di Melendugno ha fatto intervenire gli agenti della locale Polizia municipale qualificando come “abusivi” gli intrapresi lavori.
Valeria Leopizzi – Alezio

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