Santa Maria di Leuca (Castrignano del Capo) – Dalla Rai (con la nota trasmissione Agorà su RaiTre) alla Provincia di Lecce, da Legambiente agli amministratori pubblici locali, imprenditori, pescatori e cittadini: per la nuova ondata di ricerche nei mari Adriatico e Jonio di petrolio torna in campo la mobilitazione contraria, con coda di polemiche politiche.

Questa mattina su RaiTre tra reddito di cittadinanza e quota cento (in studio intenzioni e interrogativi che ancora aleggiano nell’aria), tra decreto Sicurezza e rivolta di Sindaci e Presidenti di Regione, sono state aperte due “finestre” sul caso Trivelle che interessa praticamente dal Gargano a Leuca e da quest’ultima località fino in Basilicata passando per Ugento, Gallipoli, Nardò.

Il servizio della Rai con una sua inviata si è incontrata sul piazzale vicino alla basilica De Finibus Terrae con alcuni componenti del comitato “No triv”, l’ex parlamentare Rocco Palese di Acquarica del Capo, il consigliere regionale Ernesto Abaterusso di Patù, Francesco Paolo Sisto, tra i principali animatori in Puglia del movimento che aveva portato al referendum del 17 aprile 2016, Maurizio Manna. direttore regionale di Legambiente con i soci di Salve e Capo di Leuca; gli amministratori comunali di Patù, Castrignano del Capo e Salve. Con loro le associazioni di pescatori e operatori turistici, spaventati per il futuro delle loro attività basate su pesca e turismo.

Pubblicità

La miccia è stata riaccesa dalle tre autorizzazioni firmate il 31 dicembre scorso dal ministero dello Sviluppo economico guidato da Luigi Di Maio (una quarta interessa lo Jonio lucano al confine con Taranto). Forte il dissenso a Leuca su queste firme messe a fine anno. Poco convinti sono apparsi i manifestanti dalle risposte arrivate da esponenti della maggioranza di governo presenti in studio. “Non si poteva fare altrimenti, la procedura era in corso ad opera del precedente governo”. E sulle 40 richieste in attesa di autorizzazione? Gli stessi parlamentari hanno assicurato che non ne sarà autorizzata neanche una.

Il comitato pro referendum 2016 Francesco Paolo Sisto ha insistito: “La firma l’ha messa questo governo; con il M5S abbiamo lavorato spalla a spalla per tanto tempo convergendo sugli obiettivi: perché non avete usato una qualche formula in autotutela per bloccare il procedimento, come invocato anche dal presidente della Regione, Emiliano?”. Per Sisto “sembra essere la stessa storia vista per Ilva, No Tap…”. Da studio la vicepresidente della Emilia Romagna ha attaccato:  “Dite che sono richieste vecchie e che vi vedevano contrari: avevate perciò promesso che avreste trovato le modalità per fermare tutto quanto: perché non lo avete fatto?”.

Manna per Legambiente ha chiarito, qualora ce ne fosse bisogno, che proprio davanti al faro di Leuca insistono due autorizzazioni per una superficie di 1.500 km da sottoporre ad indagini con l’uso del famigerato sistema Air gun: “Cannonate di aria compressa che provocano micro terremoti per sondare i fondali. Basterebbe una legge. Che fine faranno il turismo e la pesca?”. Manna (nella foto durante la trasmissione Rai) ha anche ricordato che c’era già una proposta di legge per bloccare almeno questo sistema di perlustrazioni, pur dicendosi contrario ad ogni tipo di trivellazione in questi tratti di mare. Va ricordato che, per legge, simili attività si svolgeranno comunque oltre le 12 miglia marine dalla costa.

I “guadagni” nell’immediato C’è chi ha fatto anche una mano di conti per quantificare quanto incassa lo Stato da queste concessioni. Per lo Stato Italiano, il braccio di mare al largo di Santa Maria di Leuca vale 5 euro e 16 centesimi l’anno a chilometro quadrato. I petrolieri – in gran parte società statunitensi, inglesi ma c’è anche Enel Longanesi –  autorizzati a cercare l’oro nero sotto i fondali infatti, pagheranno appena 11.471 euro all’anno per i 2.223 kmq che potranno esplorare fino al 7 dicembre 2024 per un totale di appena 68.830 euro. “Così poco sembra valere la Punta di diamante che segna l’incontro tra i due mari”, è stato l’amaro commento.

La Provincia in campo “Confermo la mia  assoluta contrarietà a qualsiasi attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi nel mare Ionio e lungo le coste salentine”: lo afferma il neopresidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, il quale preannuncia la volontà di “mettere in campo tutti i percorsi politici e istituzionali per ottenere risposte certe e risolutive”. “Sentirò i presidenti delle Province di Brindisi e Taranto, così come il presidente della Regione Emiliano: è tempo di far fronte comune, insieme ai sindaci del nostro territorio, per combattere – conclude Minerva – uno spettro che abbiamo già conosciuto pochi anni fa e che ora si ripresenta”.

(ha collaborato Luana Prontera)

 

 

Pubblicità

Commenta la notizia!