Tricase, la storia di Bah della Guinea diventa un libro: lo scriveranno i suoi coetanei del liceo Stampacchia

Famiglia distrutta dall'ebola, separato a forza dal suo amore, ora lavora in un ristorante

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Tricase –  La storia di Bah, ospite dello Sprar – Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – a Tricase diventerà un  racconto scritto a più mani dagli studenti del Liceo “Stampacchia” della città. E’ quanto annunciato durante la conferenza stampa che si è svolta nei giorni scorsi presso l’atrio dell’Istituto per esporre i risultati del Pon “Noi, nel mondo per il mondo. Modulo identità, alterità, globalità”.

Durante l’incontro sono stati esposti i risultati del percorso didattico intrapreso dagli studenti delle classi 4D, 4E, 4A e 5D con la guida delle professoresse Irene Turco (promotrice del progetto) di Tricase e Maria Luisa Zippo di Spongano.

“Il luogo scelto per la conferenza non è stato casuale –  ha spiegato Roberto Molentino di Ruffano, referente dello Sprar di Tricase gestito da Arci Lecce – l’atrio dell’istituto rappresenta un luogo di transito ma anche di connessione tra la scuola e la comunità. Perché i giovani studenti oggi vogliono essere anche cittadini attivi”.

Perché Bah “Ho lasciato la Guinea, perché quando l’ebola è arrivata mia madre e mio fratello sono morti per questa malattia e la gente ci voleva cacciare via perché pensavano che fossimo noi la causa di quell’epidemia”. inizia così il racconto dal ragazzo. “Avevo una ragazza che apparteneva ad un’etnia diversa dalla mia; per me non era un problema ma suo fratello mi ha fatto picchiare, minacciandomi di morte e costringendomi a lasciarla. Ma l’amore non dovrebbe guardare all’etnia”, ha aggiunto Bah, con sul volto ancora i segni dei pestaggi.

C’è stato un momento di forte commozione seguito da un applauso quando Bah ha interrotto il suo racconto per abbracciare Silvia Romano, una donna di Matino che ha accolto il giovane in casa sua trattandolo come un figlio. Il giovane ha conseguito la licenza media ed ora lavora presso un ristorante.

Un gioco di ruoli per entrare nella realtà “Durante il progetto abbiamo simulato  l’accoglienza di un profugo formulando un’ipotetica richiesta d’asilo –  hanno spiegato gli studenti –  alcuni di noi hanno cercato di immedesimarsi in una fuga, mentre altri hanno assunto il ruolo dei poliziotti. Con l’occasione abbiamo avuto modo di approfondire tematiche di grande interesse quali le migrazioni forzate, le discriminazioni di genere, le emergenze climatiche, sociali, sanitarie”.

L’appello L’evento si è concluso con un appello che gli studenti hanno rivolto ai rappresentanti degli enti locali, i membri del Parlamento italiano e del Governo, i membri del Parlamento europeo e della Commissione Europea e i decisori politici a livello internazionale  invitandoli ad “ impegnarsi fin da subito in una concreta discussione per adeguare il sistema di protezione e accoglienza dei rifugiati, riconoscendo le cause ambientali come fattore determinante delle migrazioni forzate”.