Tricase, fa sbarcare una famiglia irachena nel porto e riparte. Scafista arrestato. IL VIDEO

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istantanea_002 23.11.2015TRICASE. Sarebbe partita dall’isola greca di Fanò, a circa 80 chilometri dalla costa salentina, la traversata di una famiglia irachena sbarcata nel pomeriggio di ieri nel porto di Tricase. Alla guida della piccola imbarcazione P.D.A., 47enne di Brindisi, il quale, una volta giunto a destinazione e dopo aver fatto sbarcare rapidamente la famiglia, si è velocemente allontanato dal porto. Tutto è partito da diverse segnalazioni giunte presso la Compagnia dei carabinieri di Tricase nel primo pomeriggio, quando diverse persone hanno assistito all’intera scena. Sul posto una pattuglia dei Carabinieri di Spongano ha fermato i cinque soggetti, un intero nucleo familiare iracheno composto da padre 45enne (che aveva con sé un passaporto iracheno ed uno stato di famiglia su cui erano riportati i restanti componenti familiari), madre 43enne e tre figli minori; un ragazzo 14enne e due ragazze di 15 e 8 anni.

Contemporaneamente una pattuglia della Radiomobile di Tricase, individuata la barca, ha iniziato a seguirla lungo la litoranea in direzione sud, fornendo costantemente la posizione alla Capitaneria di porto di Gallipoli. Intanto una motovedetta partita da Santa Maria di Leuca, sempre grazie anche alle indicazioni date in diretta dai militari della Radiomobile, ha intercettato e fermato la barca. L’uomo a bordo, scortato presso il porto di Santa Maria di Leuca è stato preso in consegna dai carabinieri del Nucleo Operativo di Tricase e della Stazione di Castrignano del Capo, che l’hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria. Già noto alle forze dell’Ordine, poiché ritenuto responsabile di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”, il 47enne, dopo le formalità di rito, è stato arrestato. La barca (di proprietà di un altro brindisino), un tablet, un cellulare e tutta l’attrezzatura utilizzata per la navigazione, sono stati sottoposti a sequestro presso porto di Santa Maria di Leuca. La famiglia irachena, dopo le procedure di identificazione, è stata trasportata presso il centro di prima accoglienza Don Tonino Bello di Otranto. Ancora in corso, invece, le indagini per chiarire le eventuali responsabilità del proprietario della barca.