Tre fratelli contro sotto il canestro

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Davide e Riccardo Ferilli (con la maglia del Lecce), sotto Davide Ferilli. Foto di Errico Bucci

Casarano. Il basket, per loro, è un affare di famiglia. Si tratta di Giuseppe, Riccardo e Davide Ferilli, i tre fratelli impegnati nel campionato di C2.

L’incontro tra i tre era atteso un paio di domenche fa a Nardò quando, però, all’ultimo momento Riccardo non è stato iscritto a referto per l’ampio “turn-over” attuato dal coach dei leccesi. Per la cronaca il derby è stato vinto dai neretini per 84 a 60, con Giuseppe a quota 12 punti e Davide a 6.

Il più grande dei tre è Giuseppe che, a 29 anni, può vantare nel suo curriculum esperienze importanti con le maglie di Corato, Taranto, Lecce, Monopoli e Rieti. Dopo una prima parte di stagione tra le fila del Lecce, insieme a Riccardo, il maggiore dei Ferilli ha raggiunto nel corso della stagione il piccolo Davide (21 anni) a Nardò.

Proprio da Giuseppe, avvicinatosi al mondo della palla a spicchi a soli dieci anni, è partita l’ispirazione dei tre per la pallacanestro. Alle loro spalle ci sono sempre stati la grande passione e l’entusiasmo dei genitori Rocco e Maria che hanno invogliato i figli a seguire e praticare il basket. Infatti, dopo Giuseppe, ben presto anche Riccardo e Davide si sono innamorati di questo sport, fino quasi a non poterne più fare a meno.

«Possiamo dire che ormai mangiamo pane e pallacanestro da tanti, troppi anni», afferma, scherzando, Riccardo, il 26enne in forza al Lecce il quale, oltre alle buone esperienze cestistiche, può vantare anche una laurea in lingue presso l’Università del Salento.

«Pur conoscendo i miei limiti – prosegue Riccardo -, continuo sempre ad allenarmi per migliorare e, magari, per aiutare i miei compagni più piccoli a crescere. Credo che mio fratello Davide sia potenzialmente il più forte e  dalle possibili grandi prospettive future. Giuseppe, invece, ha già dimostrato tanto nel corso della sua carriera, vincendo campionati e calcando parquet impegnativi, insieme a giocatori degni di questa accezione».

«Ho giocato più volte contro i miei fratelli – ammette Davide, che sente le partite più degli altri – ma ogni volta mi stimola sempre di più. È bello commentare insieme le nostre prestazioni e scherzare tra di noi. Credo, comunque, che ognuno di noi tre abbia delle qualità diverse rispetto all’altro. Forse per completarci dovremmo giocare tutti e tre insieme».

Chissà che un giorno, magari non lontano, questo sogno non possa avverarsi.

Lucio Protopapa