Torre dell’Uomo morto a Santa Maria di Leuca in stato di abbandono. L’appello per salvarla

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La torre oggi

Caro direttore, caro Fernando,
chiedo ospitalità sulle colonne del tuo giornale per lanciare un modesto appello per il recupero di un bene architettonico e storico del nostro Salento.

Ogni volta che mi reco nella mia amata Leuca, una delle mete preferite per una passeggiata o per un bagno nella splendida caletta (come sai, vivo da molti anni a Presicce, praticamente a un tiro di schioppo da Finisterrae), provo una stretta al cuore per le condizioni di degrado in cui versa la Torre dell’uomo morto e tutta l’area circostante.

La torre oggi

Una preziosa testimonianza del passato

Il monumento è in stato di completo abbandono da decenni e parte della struttura sta già collassando. Credo, tuttavia, che sia ancora possibile un recupero e un restauro di questa preziosa testimonianza del passato, che potrebbe essere utilizzata nei modi più vari se le fossero restituiti la dignità e il decoro che merita. Attualmente è una delle tappe di visite guidate alla cittadina: poche parole delle guide turistiche che raccontano perché la struttura abbia quello strano nome.

Ho visto spesso la gente che ascolta e guarda sbigottita, chiedendosi probabilmente il perché di tanta superficialità e disattenzione da parte del Demanio statale. Porto sempre i miei ospiti, spesso stranieri, a Leuca per un giro e ogni volta guardando la torre circolare, una delle più imponenti costruite nel 1500 per l’avvistamento delle navi  saracene (ha un diametro di circa trenta metri), mi domandano: “Why is it so neglected?” dove “neglect” sta per abbandono e incuria. Naturalmente non so trovare una risposta e riesco a celare a malapena un senso di vergogna, che probabilmente non provano le competenti autorità preposte alla tutela dei beni comuni.

La Torre dell’uomo morto com’era nel 1891, in uno scatto di Francesco De Angelis

La torre fu voluta da Andrea Gonzaga, poi conte di Alessano. Edificata nel 1555, deve il suo nome al ritrovamento di ossa umane in una delle grotte della scogliera sottostante. Restaurata più volte nel corso dei secoli, nell’Ottocento fu ceduta in enfiteusi al marchese imperiale di Firenze, il quale la fece ancora una volta restaurare e cingere di un muraglione, in parte visibile tutt’oggi. Attualmente credo che l’area sia di pertinenza demaniale.

L’appello

Mi chiedo, e tramite il tuo giornale chiedo agli amministratori di Castrignano del Capo, alle associazioni locali, alla Soprintendenza alle Antichità, a Italia Nostra e a quanti abbiano a cuore la salvaguardia del nostro patrimonio storico e culturale, se non sia possibile tentare di fare qualcosa per salvare questo piccolo gioiello prima che sia troppo tardi.

Con un po’ di buona volontà non dovrebbe essere difficile realizzare un progetto di recupero, che valorizzi anche lo sperone di roccia sul quale sorge, attingendo ad appositi finanziamenti italiani ed europei, magari coinvolgendo istituti bancari e istituzioni finanziarie del luogo, che ne guadagnerebbero in visibilità, oltre che in benefici fiscali. Inoltre, sul territorio non mancano di certo risorse culturali e professionalità in grado di portare avanti un’iniziativa del genere.

Un comitato che si faccia portatore di questa istanza e sensibilizzi la cittadinanza potrebbe essere utile. Poiché sei stato anche un ottimo amministratore nella tua e nostra Alezio, mi insegni che, in questi casi, volere è potere.

Ti ringrazio per l’ospitalità e ti saluto con fraterna cordialità.

Aldo Magagnino