Tanti soldi per migliorare l’efficienza energetica nelle scuole. Benissimo. Ma poi, resteranno aperte?

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Questo giornale ha dato notizia la scorsa domenica di una consistente tranche di finanziamenti provenienti da programmi europei e regionali circa l’efficienza energetica da realizzare in tutti gli edifici comunali. Una messe di milioni notevole indirizzata verso il Salento: su 111 Comuni finanziati in Puglia ben 63 sono della provincia di Lecce; se si considera che ogni Ente locale poteva presentare più istanze, il numero dei progetti salentini sale a 124. Una “sproporzione” tale che ha fatto scattare l’invidia, pubblica, di alcuni consiglieri regionali baresi verso i loro referenti nel governo regionale.

Gran parte dei fondi che il Salento si è accaparrato sono destinati ad interventi su edifici scolastici, con quote di molto inferiori relative a sedi municipali, caserme dei carabinieri, centri socioassistenziali e mercati coperti. Ne va di mezzo la qualità della vita, dicono i programmi Ue, ed il risparmio in approvvigionamenti di energia, sempre tanto cari. Tutto bene quindi? Bene? Benissimo, considerando anche il lavoro che produrranno questi soldi in termini di società, maestranze, tecnici. Ma c’è un però.

E’ certamente importante dotare le scuole di infissi termici anti spifferi, “cappotti” che trattengano il calore interno, impianti quanto più verdi possibile. Nelle scuole trascorrono molte ore insegnanti, studenti, personale ausiliario e con inverni piuttosto rigidi il confort non è un lusso, bensì una esigenza. Ma siamo sicuri che tutte queste scuole avranno il materiale umano per funzionare o continuare a funzionare?

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Il pensiero ci è subito andato ad una inchiesta che abbiamo svolto circa un anno fa dal titolo “Paese mio, vado via…”, basato sul decremento demografico che si registra in particolare in piccole e medie comunità, qui come in tutto il Sud ed in tutta Italia. Il calo di popolazione – tendenza che gli studiosi stanno con crescente preoccupazione segnalando da qualche anno – dopo secoli di crescita, si sta peraltro intrecciando pericolosamente con le partenze verso il Nord Italia e verso l’Estero di decine e decine di migliaia di giovani pugliesi: fuori lavoreranno, fuori si faranno una famiglia, fuori pagheranno le tasse. Ma non non è solo un problema di scuole.

In quella inchiesta, abbiamo registrato la percezione che a livello di paesi è consistente, secondo cui anche le politiche comunali devono cambiare qualcosa. E non di poco conto. “Stavamo pensando di fare un asilo nido, poi abbiamo deciso che serve di più una casa di riposo, per adesso di venti posti”, ha dichiarato un Sindaco. Un altro suo collega ci ha raccontato che “stiamo ultimando grossi interventi di ristrutturazione su di una scuola. Adesso il nostro problema è che non resti chiusa perché non ci sono più bambini. Speriamo che restino da noi i richiedenti asilo che stiamo ospitando…”.

Riassumendo: la popolazione decresce, i venti-trentenni vanno via, nascono sempre meno bambini, gli anziani aumentano. Ed i vecchi, anche quando stanno bene, costano soprattutto coloro che sono soli. In generale, la terza e quarta età necessità di servizi costanti e costosi, sia essi di natura sanitaria o socioassistenziale.

La decrescita demografica in una nazione di 60 milioni di abitanti, dicono gli studiosi, non si inverte nel giro di qualche anno ma di qualche decennio. Domanda finale: con sempre meno persone che pagano le tasse, come si potranno assicurare i servizi attuali ad anziani ed ai meno fortunati? Postilla: vi risulta che qualcuno a Roma ci stia pensando? Ce lo segnalate?

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