“Tamponi di massa? Inutili. E anche dannosi”: lo spiega il professore Lopalco, coordinatore del gruppo anti Coronavirus

981

Lecce – «La ricerca a tappeto del virus in una platea di soggetti asintomatici non è utile né come mezzo di prevenzione della diffusione del virus in ambito ospedaliero»: lo afferma il prof. Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione Puglia.

L’esperto chiamato dal presidente Michele Emiliano ribadisce, sollecitato dai sindacati di Polizia e dall’Ordine dei medici, quanto già espresso più volte, da ultimo nel recente confronto su Facebook con il sindaco di Lecce Carlo Salvemini: «La richiesta di avviare programmi di screening di massa per la ricerca del virus Sars – CoV-2 con tecniche di biologia molecolare, il cosiddetto “tampone”, seppur comprensibile in un momento di pressione come quello che stiamo vivendo, non è comunque sostanziata da alcuna evidenza di efficacia».

Tamponi da eseguire “in maniera oculata”

In sostanza è bene eseguire i tamponi “in maniera oculata”. «Non si possono fare i tamponi di massa che intaserebbero solo i laboratori. E poi il tampone non previene nulla, andrebbe fatto un giorno si uno no. Serve solo a toglierci un dubbio, ma se un dubbio non ce l’ho meglio non farlo», ha spiegato Lopalco.

Il tampone, infatti, rileva il virus, “con un certo livello neanche ottimale di sensibilità e specificità”, solo in coloro che in quello specifico istante sono portatori del virus. La finalità dell’esame resta, dunque, quella di fare diagnosi di positività solo in caso di sospetto, che può essere legato alla presenza di sintomi suggestivi o di confermato contatto con un caso accertato, per escludere l’avvenuto contagio.

“Tampone di massa contro ogni logica scientifica” 

«Con una tale strategia di ricerca – spiega Lopalco – attualmente in Puglia si riesce ad ottenere un livello di positività al tampone intorno al 5%, ed terzo circa dei sospetti è asintomatico. Andando a ricercare i positivi con un criterio comunque allargato ma pur sempre mirato, si identifica appena un 1-2% di soggetti asintomatici al momento del tampone. È un buon risultato, considerando che tale soggetti, anche se pochi, costituiscono comunque una potenziale fonte di contagio. Ma si capisce bene come, se invece tale indagine fosse eseguita a tappeto su una platea random di soggetti asintomatici, il numero di portatori positivi che si riuscirebbe a scovare sarebbe irrisorio. Non solo, considerando i valori di specificità e sensibilità della metodica, la quota di falsi negativi e falsi positivi da gestire sarebbe superiore a quella dei veri positivi eventualmente identificati».

Utilizzare il tampone come screening di massa, dunque, “andrebbe contro ogni logica scientifica”. Altro rischio concreto quello di un conseguente “aggravio del carico di lavoro dei laboratori porterebbe inevitabilmente a colli di bottiglia e ritardi per analisi di altri soggetti che presentassero una reale necessità di avere un risultato in tempi brevi”.

I rischi

L’eventuale risultato negativo al tampone avrebbe, poi, “un significato solo transitorio”, fermo restando il rischio per un operatore “di positivizzarsi nel giro di poche ore o pochi giorni”. Il test negativo potrebbe, quindi, indurre a comportamenti “più lassisti” nei confronti delle misure di distanziamento e corretto utilizzo dei dispositivi di protezione in ambiente di lavoro.

«Insomma, più tamponi si, ma con criteri dettati dalla scienza. Tamponi di massa o sistematici agli operatori sanitari non sono solo inutili, ma anche dannosi», conclude l’infettivologo.