Sull’isola col faro un centro studi del mare del parco, meta turistica, museo marino… “Comunque, che viva”

2417

Gallipoli – Il faro dell’isola di Sant’Andrea tornato alla città dopo oltre un anno di impalcatura, ha fatto tornare alla mente ricordi e immagini più o meno sbiadite ma anche interrogativi sul suo futuro in un tempo in cui torri costiere e fari sono al centro di interessi particolari. Che fare del faro di Gallipoli e degli immobili che si trovano sull’isola?

L’impianto dell’isola e i locali, ad esempio, possono ampliare l’offerta turistica locale? Se lo chiedono in tanti, specie poi alla luce di quanto si sta realizzando nelle vicine Ugento, Leuca e Otranto, ma anche Manfredonia e Taranto, che coi loro fari attirano sempre più turisti, sia italiani che stranieri. In un panorama che comprende anche i borghi, bellezze naturali e artistiche in ambito del turismo lento.

Luogo da studiare con le Università del Mediterraneo

Quattro anni fa in occasione del 150° della realizzazione dell’opera,  si indisse in suo onore il “giubileo della luce”: ora – come riportato nei giorni scorsi da Piazzasalento – si ripropone il discorso sulla sua fruizione e funzione, prima che torni un altro eventuale periodo di oblio. Mettere l’immobile a disposizione del mondo accademico e scientifico per studi marini e magari farlo pure  oggetto di ammirazione di turisti e visitatori. Questa la prospettiva pensata dal direttore del gruppo “Caroli Hotel”, Attilio Caroli Caputo.

Matteo Spada

Così la pensa pure il presidente della locale Associazione commercianti e imprenditori, Matteo Spada  che definisce maggiormente i contorni della proposta: “Sarebbe bello se venisse utilizzato come centro studi o centro ricerche sulla flora e fauna marina del Parco Punta Pizzo Isola di Sant’Andrea – dice Spada – e avviare una collaborazione con la facoltà di Scienze biologiche marine, affidando contemporaneamente ad associazioni di promozione sociale e culturale le visite guidate presso l’isola stessa, riscoprendone la storia di ogni singola pietra e manufatto”.

Lì un’altra sede del Museo del mare

“Si potrebbe anche allestire un’altra sede del Museo del mare direttamente sull’isola di Sant’Andrea (ve n’è già una, infatti, anche nel centro storico). Il tutto  avrebbe ricadute positive anche in termini economici e sociali. Si preserverebbe ancor più attentamente – conclude il presidente Spada – l’isola e il faro, la si renderebbe pulita e fruibile, con un progetto all’insegna della sostenibilità e delle messa in rete del nostro patrimonio urbanistico e  immobiliare”.

Per il presidente del  “Circolo della vela” Bartolo Ravenna va voltata decisamente pagina: “Lasciare l’isola  così non è una cosa bella: chi  l’ha vissuta, e quotidianamente la osserva, anche da lontano,  sa cosa rappresenta per la nostra città. Sono l’emblema di Gallipoli, raccontano silenziosamente  storia, ricordi, emozioni e amicizie indelebili. Insomma, l’isola e il suo faro meriterebbero ben altro. Sarebbe bello – propone Ravenna –  vederla vivere come merita. Tenerla sostanzialmente inutilizzata oltre che  inibita all’accesso (sia pur controllato) non è accettabile: lo dico da gallipolino e da amante del mare”.

“Basta immobilismo, facciamo qualcosa”

Non solo luogo avvolto da migliaia di ricordi e immagini del passato, ma un vero attrattore turistico, al pari degli altri che abbelliscono la città”: così la vede – e non poteva essere diversamente – la presidente della locale Pro loco, Lucia Fiammata.

Anche per Titti Cataldi, assessore al Turismo e spettacolo che si lascia sfuggire un “lasciarla così, sola, che tristezza”. “Per me, come per tutti i gallipolini – aggiunge la Cataldi – l’isola e il faro sono una cosa molto importante, fanno parte del nostro dna. Io sono per una fruizione, sia pure con tutti i limiti ambientali e di legge: l’isola fa parte del del parco naturale Punta Pizzo-Isola Sant’Andrea e quindi deve uscire dall’attuale immobilismo. Che qualcosa si muova”.

(la foto dell’isola è di Alessandro Magni)