Lecce – Centocinquanta milioni nel 2020 e altrettanti l’anno dopo: ieri lo ha affermato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nell’incontro con associazioni agricole impegnate sul fronte della Xylella fastidiosa e oggi il ministro per il Sud, la leccese Barbara Lezzi, durante una riunione a porte chiuse in Prefettura cui erano stati invitati Sindaci e associazioni di categoria. (nella foto Cantele di Coldiretti, il minisitro Lezzi e il capo del Governo Conte)

Altri appuntamenti: il tavolo tecnico operativo di domani a Bari e mercoled’ nuovo incontro tra l’assessore regionale Di Gioia e il ministro dell’Agricoltura, Centinaio. Tema: le modifiche da apportare e gli elementi da introdurre nel decreto varato più di un mese fa.

L’invito mancato In entrambi i casi domenica e questo pomeriggio si è parlato in effetti anche delle modifiche al decreto approvato a metà febbraio ma non ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, per cui è inefficace. In entrambi i casi non è stata invitata a partecipare la Regione.

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A quanto stanziato – ha comunque dichiarato Conte – siamo disposti ad aggiungere altre somme nel biennio. Ma qui non è però solo un problema di risorse; dobbiamo elaborare un piano, un progetto non solo con misure urgenti per espianti e reimpianti ma anche per sostenere gli olivicoltori i braccianti e tutto l’indotto”. Dobbiamo poi pensare a come rilanciare questo territorio”.

Mimino, Rocco e Fernando Primiceri

Il debutto dei gilet arancioni Riunioni e incontri però non fanno che evidenziare un aumento di soggetti partecipanti, a conferma di divisioni più che altro politiche che stanno sgretolando il fronte degli agricoltori e le loro organizzazioni. I gilet arancioni hanno fatto il loro debutto essendosi mossi per primi a chiedere al premier Conte, invitato per la sigla di un important programma presso l’Università. Poi si sono mosse le altre associazioni, preoccupate di non lasciare troppo campo libero al comitato olivicoltori salentini di  Casarano  coordinato dall’ex vicepresidente Aprol, Mimino Primiceri.

La Cia, fino a ieri in accordo con Copagri, Confagricoltori, Confcooperative (Agrinsieme il loro contenitore), davanti al capo del Governo ha offerto un gilet arancione, seminando altri interrogativi circa la natura vera delle divisioni, visto che su molti punti le grandi associazioni erano (come certificato da un documento sottoscritto da tutti i soggetti il 22 febbraio scorso) e restano d’accordo, a sentire i loro interventi pubblici.

Ma non si tratta solo di una guerra tra sigle e di una sfida a chi ottiene più attenzioni. In ballo ci sono, ora che i finanziamenti concretamente potrebbero arrivare (i 30 milioni del Fondo coesione europeo sono già disponibili da tempo). Per esempio: chi stabilirà le priorità? C’è chi tende a tirare la coperta dal lato delle aziende di una certa consistenza e chi chiedi fondi per tutti, anche per i piccoli coltivatori.

In attesa di un altro incontro sulla crisi occupazionale del Sud della Puglia – l’1 aprile a Roma da Conte, come ha annunciato egli stesso – la Cgil rileva con soddisfazione questo appuntamento e chiede anche un “tavolo tecnico presso i Ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro. Anche per il sindacato il decreto legge “interviene sulle calamità naturali ma di fatto non interviene  a tutela del reddito da lavoro dipendente”.

La Coldiretti ha consegnato un piano in dieci punti al Governo, tra cui ci sono la  semplificazione burocratica per espianti e reimpianti nella zona infetta (ci vuole una legge); strategia unica tra Italia ed Europa; un piano olivicolo nazionale, oltre a misure di tutela dei prodotti italiani.

 

 

 

 

 

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