Leuca (Castrignano del Capo) – Il Capo di Leuca ha tirato un respiro di sollievo quando, nella tarda serata di ieri 9 gennaio, il sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico con delega all’energia Davide Crippa ha preannunciato lo stop alle ricerche di petrolio per il prossimo triennio con un emendamento da inserire nel Decreto Semplificazione. La scelta del governo gialloverde, che il 31 dicembre aveva dato via libera a nuove autorizzazioni con immediato scoppio di reazioni negative, dovrebbe interessare anche le tre aree al largo di Santa Maria di Leuca (la quarta iinteressa la Basilicata Jonica”. Mentre si annuncia la riunione nazionale dei No Triv a Bari il 14 gennaio, ecco reazioni e commenti di esponenti che si erano già mobilitati nei giorni scorsi.

“Bene la marcia indietro del Governo; noi però continueremo a vigilare –  ha affermato in queste ore il presidente del gruppo consiliare LeU/I Progressisti in Regione, Ernesto Abaterusso di Patù – i fatti dicono che il Governo, dopo l’azione decisa e legittima di Regione, sindaci e cittadini, è stato costretto a fare marcia indietro in materia di trivellazioni. Ne prendiamo atto. Tralasciando – prosegue Abaterusso – l’ennesimo teatrino di Di Maio che, abusando fin troppo della pazienza degli italiani, un giorno decide una cosa e il giorno cambia posizione. La Puglia continuerà a vigilare e a battersi affinché nessuna “manina” calpesti la volontà di questa terra su temi importanti come questo così come su Ilva e Tap. Su questo – conclude il consigliere regionale – non abbiamo fatto sconti al precedente Governo, non lo faremo certo a quello attuale”.

 

Marcello Seclì
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I dubbi sulla procedura scelta  “E’ opportuno e necessario attendere speranzosi l’esito di questa decisione normativa con l’auspicio che lo strumento scelto possa essere utilizzabile e risolutivo – afferma Marcello Seclì (Italia Nostra) di parabita  – Il provvedimento tampone adottato dal governo gialloverde dovrebbe svilupparsi a stretto giro con un altro provvedimento idoneo a decretare come “tecnica non adottabile” quella dell’Air Gun che, come noto,  provoca micro terremoti per sondare i fondali attraverso cannonate di aria compressa con gravi conseguenze sull’ecosistema marino. Seclì precisa che cittadini, associazioni, amministrazioni locali e Regioni possono intervenire concretamente in via preventiva per impedire che alcune aree possano essere oggetto di appetiti petroliferi attrezzandosi con parchi e aree protette: “Italia Nostra propose, in tempi non remoti, l’istituzione del “paradiso dei cetacei” nel Mar Ionio, dal Golfo di Taranto e Gallipoli e anche oltre, verso il Capo di Leuca”.

L’emendamento sarà discusso nei prossimi giorni in Commissioni riunite di Affari costituzionali, Lavori pubblici, Comunicazioni; l’inserimento dell’emendamento “blocca- trivelle” potrebbe risultare tardiva e incompatibile con il decreto in itinere, è il timore anche di Italia Nostra, mentre una accelerata andrebbe data al piano di decarbonizzazione del Paese.

La transizione energetica E’ il tema centrale di altri interventi che invitano il governo ad avere come strategia quella indicata dal Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Ptesai). “Registriamo con favore un sussulto del governo su argomenti come questi che non possono essere ridotti a procedure burocratiche”, afferma Maurizio Manna di Gallipoli (direttore regionale di Legambiente). “Ne prendiamo atto ma dobbiamo prendere anche atto che nino si può andare avanti con decreto emergenziali; qui si parla del blocco per 3 anni; benissimo, ma dopo?”.

Subito legge anti Air gun e piano nazionale “Occorrerebbe lavorare intensamente al piano nazionale – chiede Manna – che guidi verso l’uscita dal fossile. Invece vediamo ben 14 miliardi dell’ultima Finanziaria destinati direttamente o indirettamente ad incentivare il fossile. Una grossa incoerenza. Gli incentivi dovevano andare alle aziende ma per accompagnarle ad uscire da quel settore e riconvertirsi alle energie alternative”. Nel frattempo, andrebbe ripresa la proposta di legge, depositata un paio di anni fa, “per bloccare da subito – conclude Legambiente – la tecnica di ricerca attraverso il metodo Air gun, il più impattante sull’ambiente marino”.

(sopra, Manna intervistato dall’inviata di Rai Tre “Agorà”)

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