Stazione di rifornimento in mare a un miglio dalla costa: è allarme da Gallipoli a Porto Cesareo

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Gallipoli – Una richiesta presentata da giorni da una società per azioni sta agitando in queste ore i gallipolini e non solo. Il documento presentato in Capitaneria di porto è a firma della Morfini Mare con sede logistica a Taranto e con l’aspirazione a rifornire di carburante le navi in transito ad un miglio dalla costa di Gallipoli.

A un chilometro e mezzo dalla terraferma stazionerebbero – per quanto se ne sa al momento – le navi cisterna piene di gasolio per soddisfare i navigli in circolazione. Si chiama tecnicamente bunkeraggio l’attività di trasferimento in mare di carburanti e lubrificanti.

I primi “No”

Stefano Minerva

Appena la notizia è trapelata sono subito sorte obiezioni e paure. Interpellato dal Tg regionale della Puglia della Rai, il Sindaco Stefano Minerva è stato categorico: “Assolutamente no, non se ne parla. Improponibile – ribadisce Minerva – nel bel mezzo di due parchi (quello di Gallipoli e quello di Portoselvaggio) e di un’Area marina protetta come quella di Porto Cesareo“.

Secondo le procedure che regolano questo genere di istanze, toccherà ad una conferenza dei sevizi esprimere i pareri in merito. Chiaro quello del Comune: “E’ un progetto che va contro tutte le politiche ambientali portate avanti dall’Amministrazione cittadina”.

Un’Area di particolare valore

Maurizio Manna, presidente di Legambiente Gallipoli

In campo anche il circolo Cederna della Legambiente di Gallipoli. “Quand’anche non si verificassero guasti o incidenti gravi con sversamenti in mare – afferma Maurizio Manna, presidente del circolo – la struttura dovendosi ancorare su bassi fondali con quattro ancore per rendere più agevole il travaso di gasolio, di sicuro nuoce ai fondali stessi alla vegetazione ed al sistema ecologico di particolare interesse e valore”.

Il riferimento di Manna è all’Area Sic, sito d’interesse europeo, diventato zona speciale di conservazione, un vincolo ancora più rigoroso del precedete che abbraccia parte del litorale jonico, dall’Isola delle Pazze di Ugento a Torre Sabea di Gallipoli. La “stazione carburanti” potrebbe finire per attirare – temono in Legambiente – un traffico di navi micidiale, con navi che spesso rilasciano rifiuti in mare e in questi casi a poco distanza dalla riva”. Con prevedibili limitazioni e disagi alla pesca e ai pescatori.

Perché Taranto escluso?

Le navi di trasporto e stazionamento sono ovviamente uno strumento per il commercio di gasolio, clienti evidentemente pressoché assicurati e provenienti da varie parti del mondo, non esclusi i rifornitori pugliesi che magari finora hanno utilizzato il porto industriale di Taranto, attrezzato e in sicurezza per questo tipo di operazioni.

Per saperne di più, sembra che quanto prima verrà coinvolto il Ministero delll’Ambiente e verrà presentata una interrogazione parlamentare sul caso di un “porto industriale in mare”, a una distanza inferiore a quella dell’Isola di Sant’Andrea.