Slot, scarcerati tre fratelli De Lorenzis. Cade la “mafia”

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salvatore de lorenzis racaleRACALE. Il 27 marzo il Tribunale del riesame decide sui sequestri dei beni operati durante l’operazione “Clean game” del 25 febbraio scorso, pari ad un valore di 12 milioni di euro. Intanto si è già espresso su 16 istanze di scarcerazione presentate dai 19 finiti in carcere e dagli otto agli arresti domiciliari su decisione della Procura della Repubblica, convalidata dal giudice per le indagini preliminari. Ma, fatto ancora più importante ai fini processuali, il Tribunale del riesame ha cancellato l’aggravante dello stampo mafioso dell’associazione a delinquere contestata ai quattro fratelli De Lorenzis ed agli altri indagati. A loro carico resta anche l’accusa di illecita concorrenza, violenza e frode informatica e fiscale.

«I nostri apparecchi sono tutti legali; mai nessuno è stato sequestrato. E lo ribadiamo: noi dipendenti non lavoriamo per la mafia ed ora c’è stata anche la conferma»: questo il tenore dei lavoratori delle ditte “M. Slot”, “M. Bet” e “M. Game”, di proprietà fino a pochi mesi addietro di Saverio e Pasquale De Lorenzis, intervenuti subito dopo il giudizio del Riesame.
A essere scarcerati sono stati Pietro, Pasquale (a destra nella foto) e Saverio De Lorenzis, mentre è rimasto dietro le sbarre Salvatore (a sinistra), insieme all’omonimo detto “Ciolo”, 45enne, e Massimiliano Chetta, 46enne di Taviano. Sono usciti dal carcere o sono andati agli arresti domiciliari Antonio Mancino, 48enne di Racale, Alessandro Fuso, 37enne di Alliste; Quintino Gravili, 48enne di Racale; Silvano De Leone, 52enne di Racale; Stefano De Lorenzis, 42enne di Racale insieme ad altri indagati di Tricase, Mesagne, Carmiano. In quest’ultimo caso si tratta di Lucio Riotti, l’uomo che avrebbe “addomesticato” un funzionario dei Monopoli di Stato (ai domiciliari). Liberi ma con l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria Toti Magno di Gallipoli, Marco De Lorenzis di Racale, Giovanni Tunno di Taviano ed altri di Copertino e Monteroni.