Slot machine, prestanome e società sospette: sequestro e confisca per 12 milioni di euro tra Racale e Melissano

La Guardia di finanza fa luce su una società di Melissano ritenuta "contigua" ai fratelli De Lorenzis di Racale

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Slot machine (foto d’archivio)

Racale – Una società di comodo per continuare a svolgere attività illecite nel settore delle slot machines malgrado la confisca del patrimonio disposta dall’autorità giudiziaria. Questo quanto scoperto dalla Guardia di finanza con la maxi operazione “Hydra” che ha portato quest’oggi al sequestro per beni pari ad oltre 7 milioni di euro.

Le indagini dei finanzieri hanno permesso di ricondurre ai fratelli Salvatore, Pietro e Saverio De Lorenzis l’attività e il patrimonio della società “Oxo games srl”, con sede a Melissano, creata ad hoc circa un anno e mezzo fa per schermare i proventi derivanti dal lucroso business del gioco d’azzardo. La nuova società, peraltro già colpita da una misura interdittiva antimafia, è risultata formalmente intestata ad alcuni dipendenti della stessa.

La nuova confisca

Ciò a pochi giorni di distanza dalla sentenza di confisca del patrimonio dei De Lorenzis (una trentina di immobili, quote societarie e conti correnti) del valore di oltre 5 milioni di euro, emessa l’8 ottobre dalla seconda sezione penale del Tribunale di Lecce nell’ambito del medesimo procedimento di prevenzione, e portata quest’oggi stesso in esecuzione dai finanzieri.

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Nei confronti di quest’ultimo provvedimento i legali della famiglia hanno preannunciato ricorso ritenendo “meramente passivi e incidentali” eventuali rapporti con la malavita”.

L’azione della Guardia di finanza

Questa mattina, dalle prime luci dell’alba, in azione sono stati oltre 50 militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Lecce coordinati dalla locale Direzione distrettuale antimafia. Il decreto di sequestro è stato chiesto dai magistrati a carico dei tre fratelli racalini ritenuti “persone socialmente pericolose in quanto contigue ai clan della Sacra corona unita.

Le indagini, condotte attraverso l’esame di centinaia di documenti e numerose intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti, hanno dimostrato la “totale gestione delle attività imprenditoriali da parte del gruppo criminale che provava a schermarsi dietro compiacenti prestanomi”.

Le operazioni commerciali “sospette”

Gli investigatori hanno messo poi la lente di ingrandimento su alcune operazioni commerciali ritenute “sospette”, tra cui la cessione di un ramo d’azienda di un consistente valore commerciale, composto da apparecchiature da intrattenimento e dispositivi cambiamonete, a fronte di un lunghissimo e diluito pagamento rateale da parte di un prestanome che il Tribunale locale ha chiaramente dichiarato “economicamente incapace di avviare una così lucrosa attività partendo da zero”. Segno evidente, questo, del tentativo di “schermare” i reali proprietari  che intendevano in tal modo sviare le indagini a loro carico.

Ad insospettire maggiormente gli investigatori è stata la constatazione che tali operazioni finivano per favorire la società “concorrente” rendendo tale comportamento del tutto “ingiustificato” dal punto di vista commerciale. Altro dato più che sospetto, poi, la sproporzione tra i redditi del titolare della società, considerato in prestanome, ed il valore della stessa creata ad hoc per permettere ai De Lorenzis, colpiti da misure interdittive e di prevenzione antimafia, di proseguire nelle loro  milioni di euro alla luce del fatto che la stessa risulta titolare di oltre attività illecite. Il valore del sequestro è stato “prudenzialmente” stimato in circa 7 milioni di euro alla luce delle oltre 1.500 slot machine dislocate nel centro e sud Italia.

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