Slot machine e scommesse: sgominata la gestione del clan mafioso. Sequestrato un patrimonio di oltre 7 milioni di euro

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Sud Salento – Il Comando provinciale di Lecce della Guardia di finanza ha eseguito questa mattina sei arresti con il sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 7 milioni di euro nell’ambito dell’operazione “Dirty slot”. Importanti per gli inquirenti sono state le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno confermato lo stretto legame tra la gestione di slot e scommesse e la malavita locale.

L’inchiesta è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Lecce e condotta dal “Gruppo investigazione criminalità organizzata” del Nucleo di polizia economico finanziaria di Lecce. Numerose le perquisizioni in tutta la provincia di Lecce.

Gli arresti

L’operazione ha smantellato un’organizzazione criminale ben radicata sul territorio facente capo al clan Coluccia di Noha (costola storica della Sacra corona unita) collegato con frange brindisine della Scu. In manette sono finiti i fratelli imprenditori Alberto Marra (51 anni) e Massimiliano Marra (49) insieme a Gabriele Antonio De Paolis (44), tutti di Galatina.

Ai domiciliari il 79enne Luigi Marra, padre dei due imprenditori, oltre al 59enne Leonardo Costa di Corigliano d’Otranto ed alla 46enne Pamela Sabina Giannico di Galatina. Tra i quattro sottoposti all’obbligo di firma giornaliera alla polizia giudiziaria c’è anche il 33enne di Aradeo S.C. (gli altri sono il 39enne di Galatina A. B., il 27enne di Corigliano d’Otranto D.D. ed il 37enne di Galatina M.Z.).

Il clan mafioso

Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, frode informatica, esercizio di giochi d’azzardo ed esercizio abusivo di giochi e scommesse aggravati dal metodo mafioso, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori.

Il clan mafioso era in grado di imporre con la forza e l’intimidazione le sue scelte nel settore del gioco d’azzardo, legale e illegale, e delle slot machine, non solo nelle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto, ma anche in altre parti d’Italia. Moltissimi i locali della zona costretti ad accettare l’installazione di macchinette e videopoker. Le slot in questione erano state manomesse per non essere “lette” dai Monopoli di Stato evitando, in tal modo, di versare al Fisco l’imposizione dovuta. Pari a diversi milioni di euro vengono considerati dagli inquirenti i soldi incassati anche attraverso le scommesse sportive, fatte passare da bookmaker esteri.

Il sequestro

Ammonta ad oltre sette milioni di euro il patrimonio sequestrato agli arrestati e a diversi prestanome, in Italia ed all’estero, tra società, terreni, fabbricati, autovetture e conti correnti.

L’evasione fiscale accertata dagli inquirenti è pari a circa 2,5 milioni di euro di imposte dirette ed oltre 15 milioni di euro ai fini dell’Iva.