“Simu salentini”, una scelta dal 2011

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Mirko_GrimaldiGALLIPOLI. Quando a luglio del 2011, e precisamente con il numero 14, Piazzasalento iniziò il percorso di “Simu salentini”, il punto di partenza era chiaro: partiamo da quello che siamo, salentini, dalle nostre tradizioni, dalla nostra cultura, dalla nostra lingua, dal nostro dialetto per tanti anni considerato “la lingua della vergogna”. Così la lingua “te lu tata” ci ha accompagnato per tanti numeri con poesie, racconti, canzoni, testimonianze. In questo percorso ci hanno fatto compagnia cultori del dialetto come Nandu Popu dei Sud Sound System, il professore Mirko Grimaldi (foto), di Taviano, docente di Linguistica generale presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere   dell’università del Salento, e poi tanti poeti e scrittori dialettali che sarebbe troppo lungo enumerare con il rischio di fare torto a qualcuno. Ne citiamo uno per tutti, unanimamente riconosciuto come colui che ha dato la dignità di prima lingua al dialetto salentino affrontando anche temi filosofici.

Ma i poeti dialettali “laureati” quelli che già contano numerose pubblicazioni sono tanti,  le loro opere vengono lette, premiate e custodite nelle biblioteche (a questo proposito va ricordata la meritevole opera di raccolta e di divulgazione di opere salentine da parte della biblioteca di Tuglie). E poi ci sono i giovani che in modo inaspettato si cimentano nella lingua dei loro nonni. Ne sono testimonianza alcuni ragazzi che con poesie in dialetto hanno partecipato alle quattro edizioni  del nostro concorso. I puristi direbbero che si tratta di italiano tradotto in dialetto, che non conoscono il lessico originale né hanno competenze ortografiche per rendere i suoni dialettali. Sarà così, ma intanto fanno sperare che la prima lingua non sarà mai completamente d’archivio.