«Segnalate i pesci alieni e le nasse abbandonate»

1798

porto san giorgio vicino circolo vela gallipoliGALLIPOLI. Nasse adagiate sui fondali da anni. Palangari persi durante la pesca, aggrovigliati al muso di animali marini e mammiferi, come i delfini. Tremaglie abbandonate tra gli scogli dopo essersi incagliate. Questi sono solo alcuni degli esempi di “Ghost fishing”, alla lettera pesca fantasma, provocati dall’uomo. Un problema sempre più diffuso, che ogni anno causa la morte accidentale di migliaia di pesci, intrappolati nelle attrezzature da pesca abbandonate. «L’abbiamo osservato anche nelle acque di Gallipoli e di Porto Cesareo», comunica Massimo Toma, biologo e consulente tecnico di Legapesca, intervenuto lo scorso mese al Teatro Garibaldi di Gallipoli in occasione della “Settimana della cultura del mare”. Toma, che si occupa di monitoraggio delle acque pugliesi, ha sottolineato ai presenti la necessita di adottare contromisure serie per salvaguardare il pescato e l’habitat marino. «Azioni in apparenza banali possono rovinare il nostro mare per sempre. Prendete le nasse. Un tempo erano fatte di giunco, con gli anni si degradavano. Ora sono costruite con fibre sintetiche. Rimangono sui fondali. Occorre utilizzare attrezzature biodegradabili, non pescare in aree a rischio e evitare la cattura di specie marine sottotaglia».

Per fare tutto ciò, l’aiuto dei cittadini è fondamentale, soprattutto in vista di un altro fenomeno crescente: la presenza di specie aliene nel Mediterraneo. Negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento delle acque, i pesci che appartengono alle aree indo-pacifiche e atlantiche arrivano nei nostri mari, trovano un ambiente favorevole e decidono di restare. Questo inserimento di specie estranee (o aliene) nell’ecosistema può portare a gravi conseguenze. Come nel Mar Morto, dove una medusa, la cosiddetta “noce di mare”, ghiotta di uova di pesce e plancton ha causato il crollo del pescato. Cosa possono fare i cittadini? «Segnalare le specie aliene attraverso l’app del progetto Csmon-life, scaricabile in modo gratuito sul proprio smatphone. Se avvistate una specie che non vi è nota, scattate una foto e inviatecela tramite l’applicazione. Ci aiuterete a capire chi popola i nostri mari», conclude Toma.