A Seclì e Nardò le celebrazioni per i 400 anni dalla nascita di suor Chiara D’Amato, morta in odor di santità

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Seclì – Con una cerimonia a Palazzo Ducale, alla presenza del vescovo Fernando Filograna, giovedì 15 marzo Seclì ha ricordato i 400 anni dalla nascita di suor Chiara (al secolo Isabella) D’Amato, di certo uno dei personaggi più importanti della storia del paese. L’antica chiesa parrocchiale è stata eccezionalmente riaperta al pubblico per permettere la celebrazione liturgica del “rinnovo delle promesse battesimali”, proprio là dove il 15 marzo del 1618 Isabella D’Amato fu battezzata. Un evento significativo dell’adolescenza della mistica fu l’apparizione della Madonna, vestita di bianco e circondata di angeli, nella cappella del suo palazzo. Un miracolo al quale tutti i cittadini di Seclì hanno nei secoli sempre fortemente creduto con immensa fede. A fare gli onori di casa, in occasione di questo importante anniversario, il sindaco Antonio Casarano, l’assessore alla Cultura Concettina Bongiorno ed il parroco don Antonio Bruno. Alla tavola rotonda ha preso parte anche padre Michele Carriero. Il giorno prima, presso il monastero di Nardò, c’è stata la messa e a seguire l’esposizione dei reperti appartenuti alla suora.

La storia La mistica morì in odore di santità nel 1693: il processo di beatificazione si aprì in tempi rapidissimi ma non giunse a conclusione perché, secondo le testimonianze dell’epoca, il sarcofago che avrebbe dovuto conservare le sue spoglie risultò vuoto ed il suo corpo non venne mai ritrovato. . Fu certamente donna concreta, messaggera di pace, animatrice della riforma della vita del monastero delle Clarisse di Nardò, dove era entrata nel 1638. La “grande mistica del mezzogiorno” era figlia dei castellani di Seclì, il barone Francesco D’Amato e la nobildonna Caterina D’Acugna.  Nacque il 14 marzo del 1618 nel palazzo di famiglia ed il giorno successivo fu battezzata nell’antica chiesa del paese, dedicata a Santa Maria delle Grazie, situata sull’asse principale che dal castello conduce a quello che un tempo era il convento dei frati minori (oggi chiesa-santuario dedicata a sant’Antonio).