Scuola, caso Supersano: “Manca un’educazione emotiva: dapprima in famiglia… e poi nella società”

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La dirigente scolastica Filomena Giannelli

Su quanto successo nei giorni scorsi alla dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo di Supersano Caterina Scarascia, presa di mira dai genitori di alcuni alunni bocciati, interviene il dirigente dell’Istituto comprensivo di Alliste e coordinatore dell’Ambito 20 (una rete di 37 scuole del Sud Salento in cui rientra anche il Comprensivo di Supersano) Filomena Giannelli.

Episodi come quelli di Supersano sono da censurare perché mettono allo scoperto le debolezze della famiglia nel suo ruolo educativo e il peso enorme che la scuola a sua volta deve sopportare, a scapito proprio della sua funzione che è e deve essere essenzialmente istruttiva e formativa.

Se da una parte è indispensabile stabilire un dialogo tra le due istituzioni, dall’altra è necessario ristabilire una separazione forte tra scuola e famiglia dove ognuno deve conoscere i propri ruoli e confini. Il patto subentra nel momento in cui si stabilisce una collaborazione fattiva che tende al medesimo fine, cioè quello di formare i cittadini in maniera consapevole, responsabile e soprattutto competente. Quando la scuola “ferma” o nel linguaggio più’ comune “boccia”, non punisce, semmai offre l’opportunità di avere tempi più distesi per fare acquisire le competenze necessarie per affrontare le sfide di tutti i giorni e preparare alla vita i nostri ragazzi, futuri cittadini del mondo.

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La verità è che “Manca un’educazione emotiva: dapprima in famiglia… e poi nella società. Oggi… i giovanissimi sono più soli e più depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e impulsivi, più aggressivi e quindi impreparati alla vita, perché privi di… autoconsapevolezza, autocontrollo, empatia, senza i quali saranno sì capaci di parlare, ma non di ascoltare, di risolvere i conflitti, di cooperare.” (U. Galimberti, Gli analfabeti delle emozioni, La Repubblica, 5/10/2002)

Di fronte alle numerose sollecitazioni fornite dalla scuola, dal corpo docente e dal dirigente, spesso la famiglia, specialmente di fronte agli esiti negativi di fine anno dei propri figli, assume atteggiamenti arroganti e prepotenti nei confronti di chi ha assolto senza sosta ai compiti che le competono.

Quello che è accaduto è la dimostrazione pratica dell’assenza di un indirizzo politico costruttivo a favore e a sostegno della scuola. Ha dell’incredibile la reazione delle famiglie. Piovono le accuse sulla scuola responsabile di tutto, anche della bocciatura del proprio figliolo. Il fallimento è sempre e solo dovuto alla scuola?

Ci chiediamo perché, proprio di fronte agli esiti di fine anno scolastico, viene a cadere il patto formativo tra istituzione scolastica e famiglia? La famiglia provvede per tempo all’educazione dei propri figli? Presta ascolto, sia pure per pochi attimi, alle loro necessità più nascoste? È presente? Dialoga con loro, li abitua ad assumersi le loro responsabilità con pazienza e perseveranza?

“Questo è il nostro tempo, il tempo che registra il fallimento della comunicazione emotiva” (Op. cit.)

Arroganza, prepotenza… anche per motivi banali, spietata violenza sono lo scenario in cui crescono i nostri ragazzi, vittime di una società crudele che non offre alcuna speranza per il loro futuro… Quale meraviglia dunque se anche la scuola è diventata facile bersaglio dove la furia di alcuni genitori, di figli altrettanto arroganti si scaglia sul corpo docente, su dirigenti, colpevoli solo di aver assolto al loro nobile compito come educatori? Condotte che non trovano alcuna giustificazione!

“E così per tutta l’adolescenza e la prima giovinezza… i nostri giovani vivono parcheggiati in quella terra di nessuno dove la famiglia non svolge più alcuna funzione, la scuola non desta alcun interesse, la società alcun richiamo, dove il tempo è vuoto, l’identità non trova alcun riscontro, il senso di sé si smarrisce, l’autostima deperisce”. (U. Galimberti, L’ospite inquietante – Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, 2007)

Ristabiliamo allora una alleanza e insieme – famiglia, Stato, scuola e società – educhiamo i nostri ragazzi a riconoscere le loro emozioni; incentiviamo lo spirito di solidarietà, facciamo capire il vero significato della pace, dei rapporti nella vita di tutti i giorni!

Come vogliamo combattere l’analfabetismo di ritorno, l’incapacità di appropriarsi di letture che aprono la nostra mente se siamo i primi ad inneggiare all’ignoranza?

Insegniamo ai nostri ragazzi a ritrovare se stessi, recuperiamo i valori fondanti della crescita del singolo e di tutta una società educante, facciamoci portavoce di una giustizia che sappia garantire amore e  rispetto per tutto e per tutti.

“Iustitia omnium est domina et regina virtutum” (Cicerone, De Officiis, III, 28); “Totius autem iniustitiae nulla capitalior quam eorum, qui tum, cum maxime fallunt, id agunt, ut viri boni esse videantur: fra tutte le specie d’ingiustizia, però, la più detestabile è quella di coloro che, quando più ingannano, più cercano di apparire galantuomini” (Op. cit. 1,41)

 

Il dirigente Scolastico Filomena Giannelli – Alliste

 

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