“Salute e piani, urgono indicazioni chiare e definitive”: in campo i medici. Riunire Gallipoli e Casarano? “Tempo perso: funzionino però, come stabilito”

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Il presidente dell’Ordine dei medici di Lecce, Donato De Giorgi

Gallipoli – Segnali univoci e definitivi, indicazioni altrettanto chiare e scevre da esigenze di campanile: è quanto si aspettano, prima di ogni altro discorso, i medici della provincia di Lecce per bocca del loro presidente Donato De Giorgi (primario chirurgo a Gallipoli e Copertino), alla vigilia del piano di riordino ospedaliero in procinto di essere varato.

E’ soprattutto questo che vorremmo dai vertici dell’Asl e della Regine”, insiste il presidente, con toni severi ed accorati, davanti a numerose criticità irrisolte e ad un “perenne clima da campagna elettorale che fa rinviare “sine die” i problemi: se non per noi, facciamolo almeno per i nostri figli”.

Il piano di riordino ospedaliero intorno al malato

A questo deve servire il piano di riordino (di cui piazzasalento ha pubblicato l’intera articolazione per gli ospedali di Gallipoli, Scorrano e Casarano), secondo De Giorgi, per il quale “i cittadini vogliono sicurezza nella salute: il malato non avverte più l’esigenza di avere l’ospedale sotto casa, ma chiede un’assistenza medica sicura ed efficace”.

Ospedali riuniti Gallipoli-Casarano? Anche sulla questione “Gallipoli ospedale di primo livello e Casarano no” oppure “ospedale riuniti”, è netta la presa di posizione, nel senso che un eventuale ripensamento comporterebbe solo “inutili perdite di tempo”. “Si riempia di contenuti concreti quel progetto con quelle classificazioni – dice – altrimenti si andrà incontro ad un fallimento più che scontato”.

Liste di attesa anche per malati oncologici

La situazione al “Sacro Cuore”, nosocomio di primo livello, non sembra in effetti quella di un ospedale di primo livello. “Qua a Gallipoli, nel mio reparto (dove riceve il cronista di piazzasalento.it), ad esempio siamo in affanno con cinque chirurghi solamente e una lunga lista d’attesa di malati oncologici i quali, com’è noto, vanno operati invece quanto prima possibile”.

Le carenze non finiscono qui: “C’è pure carenza di anestesisti, con sale operatorie all’avanguardia e allestite di tutto punto, che non possono essere utilizzate, per mancanza di personale. Gallipoli e Scorrano – continua l’esame della situazione del dottor De Giorgi – sono ospedali di primo livello, con Rianimazione ma non hanno il Centro trasfusionale. Il collo della bottiglia è comunque la sala operatoria”.

In attesa da mesi per dei monitor

Problemi pratici e fondati, insomma. “Sto chiedendo da mesi – l’altro esempio fatto dal primario – dei monitor per pazienti in terapia post-intensiva (dopo operazioni particolarmente complesse), che potrei trattenere in Reparto, tenuto conto che in Rianimazione c’è il rischio dei germi. È ovvio che un malato complesso debba essere trattato in una struttura complessa, con mezzi adeguati: con pochissima spesa, di 200-300 euro a monitor, si risolverebbe il problema, ma stiamo ancora aspettando”.

Urologia e Radiologia “Che si aspetta a trasferire qui al Sacro Cuore l’Urologia (attualmente a Casarano, ndr) o a dotare la Radiologia, oltre che di tecnici e di personale medico, anche di apparecchi meno obsoleti di quelli attualmente in uso e anche della Risonanza magnetica?”

Una vera rete operativa

Altra nota dolente, di un elenco purtroppo non breve, è la messa in sicurezza degli ospedali, e la costruzione di una rete vera, operativa che vuol dire ragionare insieme: sono convinto e l’ho sempre sostenuto, che il personale medico, paramedico e gli Oss (operatori socio-sanitari) hanno solo ruoli diversi, ma pari dignità: sono tutti indispensabili per far andare avanti il sistema”, rimarca De Giorgi.

Anche sui Dea (Dipartimenti di emergenza urgenza e accettazione, strutturati su due livelli di complessità) il dottore De Giorgi è critico: “Alle prestazioni dei Dea di primo livello vanno aggiunti altri servizi sanitari – afferma il primario – quali ad esempio l’endoscopia di urgenza: ci sono malati con emorragia in atto, quindi intrasportabili, per cui occorre prevedere un’équipe mobile di gastroenterologia, che raggiunga il malato nel luogo di cura dov’è ricoverato: spostarlo in ambulanza per una Colonscopia, ad esempio, a volte può rappresentare un alto rischio”.

Richiamo a tutti gli operatori e addetti

Rete oncologica ok ma... Occorre infine dare “un giusto rilievo nella destinazione delle risorse alla Rete oncologica centralizzata al “Vito Fazzi” di Lecce “. Per concludere un ultimo richiamo fatto durante lo scambio di auguri presso l’Ordine con i sindacati di categoria: “Ho insistito sul fatto che i diritti inalienabili del lavoratore non possono prescindere però dal diritto del cittadino alla salute: i nostri diritti – conclude De Giorgi – coincidono infatti con il patto della salute”.

(nella foto grande gli ospedali “uniti” in un fotomontaggio di Gallipoli e Casarano)