Riti della Settimana santa, Casarano segue il solco della tradizione

L'attesa processione del Venerdì è organizzata dalla confraternita dell'Immacolata che quest'anno celebra i quattro secoli di vita

1386

Casarano – Nel solco della tradizione, la processione del Venerdì santo, ovvero di “Cristo morto” o dei “Misteri”, rappresenta a Casarano il momento centrale della Settimana santa. Ad organizzare la sacra rappresentazione è la confraternita dell’Immacolata, congrega fondata nel 1619 che lo scorso 9 aprile ha celebrato (pur senza manifestazioni ufficiali) i quattro secoli di vita.

Dopo la visita ai sepolcri del Giovedì santo, la città intera viene coinvolta dalla processione penitenziale del venerdì in un rito che, a partire dalle ore 21, si protrae sino alla mezzanotte. Il corteo, animato dai vari gruppi ecclesiastici, muoverà dalla chiesa dell’Immacolata per poi farvi ritorno dopo aver percorso un lungo itinerario per le vie cittadine. Sono circa un centinaio i portatori che si alterneranno per il Getsemani, la Colonna, il Crocefisso, la Bara e l’Addolorata, le cinque pesanti statue portate non a spalle ma con la sola forza delle mani. Per questo sono previsti frequenti “cambi” di squadra tra i portatori. Il loro passaggio è annunziato dal suono lacerante della tromba e dal rumore sordo del tamburo e delle troccole.

La figura del Cristo è impersonata da tre giovani che, a turno, si alternano nel portare una vera Croce di legno. Con loro anche i caratteristici soldati romani (con gli abiti storici provenienti da Cinecittà), il coro delle “Pie donne” insieme al concerto bandistico e ai confratelli in bianco con il “lampione. Chiudono il corteo il clero, le autorità cittadine ed il popolo.

Pubblicità

A rendere singolare la processione di Casarano è l’esecuzione del testo musicale “Vieni o morte, sii pietosa”, intonato a ripetizione tra le preghiere, sullo spartito del 1700 messo in musica da Ernesto Romano, il maestro che morì proprio nel dirigere l’inno durante la processione del Venerdì santo del 1942. Al termine della processione, le statue dell’Addolorata e del Cristo morto sono adagiate sull’altare maggiore della chiesa Immacolata per dare inizio al rito della “Desolata”. Allo scoccare della mezzanotte del Sabato santo, infine, la statua della Madonna della Campana, copatrona della città, dall’ingresso centrale della chiesa Matrice “corre” incontro al Figlio risorto tra spari di fuochi e marce bandistiche dando inizio alla Pasqua.

Pubblicità