Rio, ma non solo. L’esperienza “Erasmus” della neretina Alessandra Pagliula. LE FOTO

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Alessandra Pagliula nardNardò. Diciotto mesi di Brasile, non tanto quello patinato e allettante, ma quello meno conosciuto, da capire e studiare, intriso di problemi e possibilità. Pentita? «Per niente. Primo: l’Università funziona benissimo, pochi vincoli e tanto spazio alla creatività; secondo, vi è una natura straordinaria, le mete famose, una società di ricchissimi e poverissimi senza vie di mezzo, zone che non sono sotto i riflettori 365 giorni l’anno, dove ho poi deciso di restare»: parla Alessandra Pagliula, 24 anni, ex liceale al “Galilei”, laurea in Architettura al Politecnico di Torino e poi, tramite il programma “Erasmus”, una seconda laurea all’Università di Brasilia. Anche questo l’ha portata a oltre diecimila km da casa: vedere da vicino una megalopoli di appena 60 anni fa; lavorare ad un progetto per l’ampliamento della metropolitana inquadrato in un contesto di urbanistica sostenibile.

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