Rifiuti speciali in Puglia, gestione inadeguata: la mappa delle irregolarià in provincia secondo “Italia Nostra”

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Manifestazione contro l’inadeguata gestione dei rifiuti speciali

Parabita – Dieci milioni di tonnellate annue, a tanto ammonta il quantitativo di rifiuti speciali prodotti in Puglia. Un flusso la cui gestione risulta problematica e inadeguata sotto diversi punti di vista: è quanto denuncia l’associazione Italia Nostra sezione Sud Salento, con sede a Parabita e diretta dal presidente Marcello Seclì.

In un documento inviato in questi giorni alle autorità competenti si ricostruisce il quadro di una situazione al cui interno si riscontrano diverse irregolarità, relative alle autorizzazioni, alla localizzazione, ai progetti presentati e alle procedure di smaltimento rifiuti in alcuni impianti (realizzati o da realizzare) della provincia di Lecce.

Irregolarità in provincia: ecco dove

La situazione è illustrata attraverso il riferimento a esempi concreti di istanze presentate in questi anni da alcune società per la realizzazione di impianti di trattamento rifiuti speciali. È il caso ad esempio di Salento riciclo, sulla provinciale Galatone-Galatina, con il progetto di un impianto convertito dal trattamento della Forsu (organico da raccolta differenziata) al trattamento di rifiuti speciali.

Ecolio 2, l’impianto a Presicce

O ancora l’impianto Ecolio 2 per il trattamento dei rifiuti speciali liquidi (a Presicce-Acquarica, in Località Spiggiano-Canale), dove l’Arpa ha segnalato nel febbraio 2019 il superamento dei limiti riguardo emissioni e scarichi; l’impianto Colacem di Galatina per la produzione di cemento, autorizzato a trattare 410 tonnellate annue di rifiuti “non pericolosi” (ma non ci sarebbe, stando a quanto riporta Italia Nostra, idonea documentazione che attesti la non pericolosità di tali rifiuti).

E poi il progetto della società Fg Ecologia di Galatone, per la realizzazione di un impianto di trattamento Forsu e rifiuti speciali da realizzare a Neviano (proposta respinta dalla Provincia); e il progetto di Metapuglia per un impianto di trattamento rifiuti urbani e speciali con produzione di bio-metano da realizzare nella zona industriale Lecce-Surbo.

L’allarme: ciclo dei rifiuti stravolto

Le irregolarità sin qui segnalate, scrive Italia Nostra, “comportano uno stravolgimento del corretto trattamento dei rifiuti così come previsto dalla normativa, con conseguenze per l’ambiente e la salute collettiva difficilmente valutabili ma indubbiamente gravi e diffuse”.

In particolare, l’associazione presieduta da Seclì segnala che la scelta dell’area dove far sorgere l’impianto viene affidata non alla Provincia, ma lasciata alla libera discrezionalità di chi propone il progetto: ne deriva che – si legge nella nota di Italia Nostra – “i siti ricadono spesso in aree inidonee (rurali e/o di interesse paesaggistico), a distanze critiche dagli insediamenti, con inevitabili impatti negativi e con successivi contenziosi con le popolazioni residenti”. Si segnala poi che le autorizzazioni per gli impianti vengono spesso rilasciate non per specifiche tipologie di rifiuti, ma per indistinti quantitativi massimi.

Infine, si legge nel documento, “i criteri di ‘autosufficienza’ di bacino e di ‘prossimità’ nella localizzazione degli impianti”, secondo cui i rifiuti dovrebbero essere smaltiti vicino al luogo in cui vengono prodotti, per limitarne la movimentazione, “vengono sostanzialmente ignorati”. Così, prosegue la nota, “i proponenti sono lasciati liberi di attivare traffici di rifiuti su base nazionale o internazionale, attivando meccanismi incontrollati ed esponendo il territorio alla vocazione di colonia, destinata a ricettacolo di rifiuti speciali tra i più pericolosi in circolazione”.

Gestione “anarchica” e controlli blandi

Marcello Seclì

La conclusione di Italia Nostra è all’insegna di una chiara denuncia: “L’ampia discrezionalità lasciata agli stessi proponenti nel decidere la localizzazione, la tipologia di rifiuti da trattare, nonché il bacino – se esiste un bacino definito – al cui servizio si colloca l’impianto, crea le premesse per un’anarchica gestione in cui gli interessi generali hanno la peggio proprio laddove la carenza di controlli agevola l’elusione delle normative”.

“Ciò che preoccupa, infatti, insieme allo scenario di diffuse irregolarità, è la struttura a maglie larghe degli organismi di controllo: si pensi che le visite di controllo di Arpa sono previste, per gran parte degli stabilimenti con emissioni inquinanti, con frequenza annuale o pluriennale e che le analisi dei rifiuti in ingresso ai cicli produttivi per trattamento o recupero spesso non vengono effettuate da laboratori indipendenti, ma dagli stessi produttori”, conclude la nota a firma del presidente Seclì.