Ricerca solo all’inizio, occorre altro tempo

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vincenzo parisiULIVI MALATI – “Il lavoro è solo all’inizio”:  tecnici e studiosi sono concordi intanto su questo, circa  la morìa degli ulivi attaccati dalla Xylella fastidiosa, un batterio mutante veicolato da insetti ancora non identificati con certezza. Rimedi? Da stabilire. Intanto un unico imperativo: non spostare la legna infetta, semmai bruciarla sul posto.

Prudenza, per ora. «Il nostro lavoro di ricerca è solo all’inizio – dichiara a “PiazzaSalento” il vicedirettore del Consorzio di difesa provinciale (Codile) e agronomo Vincenzo Parisi (foto) – è stato isolato il batterio xylella fastidiosa, avendo così la conferma di ciò a cui eravamo già pervenuti tempo fa; sono quindi stati eseguiti tutti i protocolli per arrivare alla certezza dell’esistenza di questo batterio fitopatogeno. Sui rimedi andiamoci coi piedi di piombo. Al momento è bene che gli agricoltori sappiano che si tratta di una malattia, ma che non è il batterio l’unico responsabile di questo deperimento delle piante d’ulivo: c’è l’associazione del fungo phaeoacremonium.  In realtà, poi, non sappiamo da quanto tempo questi patogeni alloggino  nelle nostre piante d’ulivo, quindi  la comparsa del sintomo non vuol dire che l’infezione si sia verificata il giorno prima. Probabilmente vedremo altre piante manifestare gli stessi sintomi. Dovremo confrontarci con questo problema nel prossimo futuro. Ciò che al momento bisogna fare è delimitare la zona colpita. Per quanto riguarda le misure preventive sarà l’Osservatorio fitosanitario a dire chiaramente cosa bisogna fare».

Sulla paura che il batterio passi ad attaccare anche le viti, il dottor Parisi è chiaro: «Dire questo è ora una sciocchezza, sull’ulivo c’è di sicuro, non è detto che arriverà anche sulle altre piante solo perché in California o in Texas è stato così. E’ un batterio che muta  genoma frequentemente, quindi l’ecotipo che attualmente sta creando problemi sull’ulivo probabilmente sulla vite e su altre colture che sono sulla lista degli ospiti di questo batterio non sortirebbe lo stesso effetto dannoso».

Incertezza operosa anche sui vettori, i propagatori dell’infezione: «Non è una cicalina. C’è sicuramente un vettore, che si sta cercando di individuare. Il tavolo tecnico continuerà a lavorare. C’è ancora tanto da fare. Mancano le prove patogenetiche, sull’inovulazione del patogeno per capire se le risposte siano le stesse e quindi avere ulteriori certezze. Si tratta di esami che richiedono molto tempo».