Rianimazione di Gallipoli: riapertura a nuovi pazienti appesa al calo di contagi e ricoveri. Attacco di Gallipoli Futura

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GallipoliAltri duemila contagiati oggi, di cui 236 nel Leccese: ricoveri in ospedali Covid e Terapie intensive che superano i 2mila posti letto; 32 decessi con due a Lecce; la ripresa massiccia di isolati in casa considerato il ritmo incalzante dei positivi che emergono ormai ogni giorno: sono questi i macigni sulla strada della ripresa delle accettazioni di pazienti presso i reparti di Rianimazione, Chirurgia e Centro iperbarico del “Sacro cuore” di Gallipoli.

L’1 aprile è la data indicata dall’assessore regionale alla Sanità Pier Luigi Lopalco, durante il sopralluogo del 22 marzo scorso con il Sindaco Stefano Minerva, latore di “alcune questioni che devono essere affrontate con urgenza” riguardanti il nosocomio jonico.

L’1 aprile potrebbe slittare 

L’infezione che non dà tregua e viaggia al doppio dei valori percentuali nazionali tra test e positivi, non consentirebbe ad oggi di cambiare molto circa i trasferimenti decisi dall’Asl Lecce a metà mese, riferiti a tre medici e cinque infermieri su cui si era espresso assai criticamente anche l’Ordine dei medici della provincia di Lecce.

In attesa degli sviluppi, torna la polemica politica sul caso “Sacro Cuore”. A rinfocolarla è Flavio Fasano di Gallipoli Futura che attacca a suon di numeri. “Probabilmente gli operatori sanitari non torneranno a Gallipoli il primo aprile: si vedrà quando…”,

“Trasferimenti, perché solo da Gallipoli?”

Secondo una nota dell’associazione, ci sono due medici anestesisti a al Presidio territoriale ex ospedale a di Campi salentina; altrettanti presso il Pta di Nardò, entrambi senza Anestesia; sei anestesisti all’ospedale di Copertino; dieci anestesisti a Casarano: “Nessuno di questi è stato spostato a Lecce”, tira le somme Fasano, per il quale questa vicenda evidenzierebbe “la totale inadeguatezza amministrativa e una incontestabile sudditanza al potere regionale manifestata dal Sindaco proprio sul campo sanitario. come già emerso dalla supina accettazione otto mesi fa della chiusura di Pneumologia”.