Report “Ambiente e salute”, in provincia di Lecce 107 siti contaminati. Intanto la falda continua a impoverirsi di acqua e ad arricchirsi di sale marino

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Lecce – Sono dati poco confortanti, per la provincia di Lecce, quelli che emergono dal report “Ambiente e salute” elaborato dalla Rete di prevenzione oncologica (Repol).

Nel mirino i 107 siti contaminati (solo per 47 dei quali è stata avviata la bonifica): si tratta di discariche di rifiuti (a Lecce e provincia se ne contano la metà di tutta la Puglia), vecchi distributori di benzina, siti industriali o commerciali.

I dati

I dati, presentati ieri nell’auditorium del museo Castromediano a Lecce, sono aggiornati al 2018 e forniscono un quadro allarmante. Anche per l’incidenza sulle malattie tumorali, che nel Salento è più alta della media per polmoni e vescica.

Per la bonifica di alcuni siti sono in corso i “piani di caratterizzazione” per l’ex discarica “le Matine” a Tricase e per l’opificio Zincherie Adriatiche a Diso mentre tre collaudi di intervento sono stati eseguiti a Cutrofiano, dove risulta già un sito bonificato, così come per l’ex discarica “Pendinello” a Nardò.

Amianto, Radon e falda impoverita 

A preoccupare è anche la presenza di amianto, che nel Salento è di molto più elevata rispetto alla media regionale. Tra i provvedimenti che si intende attuare, presentati dal dipartimento di prevenzione della Asl e dall’Arpa, la richiesta di una valutazione di impatto sanitario per tutti i camini industriali tra Maglie, Soleto e Galatina con l’aumento delle centraline in grado di valutare la qualità dell’aria e del pericoloso gas Radon.

Proseguiranno, inoltre, i controlli sulla falda. In questo campo il progetto Minore (“Monitoraggi idrici non obbligatori a livello regionale”), nato dall’esigenza di una maggiore conoscenza e tutela della falda acquifera salentina da cui l’Acquedotto Pugliese fornisce l’80% dell’acqua potabile al Salento leccese, segnala la progressiva “salinizzazione delle acque” dovuta all’eccessivo emungimento, cui contribuisce la diminuzione della piovosità media.

Sono circa 35mila i pozzi privati autorizzati, ma secondo le stime della Asl ce ne sono almeno il triplo realizzati abusivamente. A completare il quadro c’è poi l’inquietante dato della Puglia terza regione in Italia per consumo di prodotti fitosanitari.