“Relitti rinati”: come valorizzare navi, aerei e oggetti bellici che parlano di pace perduta, nel mare tra Nardò e Gallipoli. Parte il Laboratorio di Unisalento

684

Nardò – La nave da carico Caterina Madre colò a picco dopo l’urto con una mina nel 1943 e lì giace ad una profondità di circa 80 metri. A trentadue metri si trova, invece, il relitto di un bombardiere tedesco denominato Junker Ju 88, poco distante da un cacciatorpediniere inglese, il Quail. Questi ed altri relitti marini sono entrati a far parte del Laboratorio di monitoraggio dei sistemi costieri di Unisalento curato dal professore Giuseppe Piccioli Resta.

“Relitti rinati”, il nome del programma, dice tutto: come fare per tutelare e rendere fruibili i relitti aeronavali del mare di Nardò. Col Comune neretino Unisalento è, infatti, legata da un protocollo d’intesa per progetti e ricerche congiunte su quanto resta di un conflitto mondiale depositato sul fondo del mare.

Il laboratorio del geografo Piccioli Resta 

Navi e aerei individuati Si tratta, si specifica in una nota del Comune, della motonave Pugliola, cargo militare di 78 metri, affondato il 12 settembre 1943; della Caterina Madre, piroscafo di 110 metri, affondato il 13 settembre 943; del Lanciotto Padre, piroscafo di 225 tonnellate, affondato il 16 settembre 1943; dello Junker JU 88 precipitato nel 1943; dell’inglese Quail di 110 metri, affondato il 18 giugno 1944 e della Neuralia, nave appoggio di 146 metri, affondata l’1 maggio 1945.

Il progetto punta sul loro forte potere evocativo e narrativo, sulla singolarità delle modalità di fruizione, non potendo mai essere musealizzati o fruiti direttamente: come fare allora per renderli visibili “extra locum”, cioè fuori dal loro attuale contesto? I relitti, in effetti, non sono dei banali ammassi metallici, che ostacolano la pesca peraltro, ma “dei veri e propri memoriali capaci di accendere flussi economici ma, ancor più, capaci di far riflettere sul senso comune della pace permanente fra i popoli”, come si legge nel progetto di Unisalento.

Un museo inedito in fondo al mare 

Concretamente, si parte per monitorare, mappare, riprodurre e rendere fruibili i relitti attraverso la musealizzazione di materiali video-fotografici, repliche a realtà aumentata e attraverso la realizzazione di modelli tridimensionali in scala. A essi si affiancherà la raccolta di fonti d’archivio, documenti e altri materiali ritenuti rilevanti per l’organizzazione di un vero e proprio percorso culturale legato a questi beni sommersi.

“Al di là degli aspetti di tipo storico e turistico – spiega il geografo Giuseppe Piccioli Resta, residente a Santa Maria al Bagno – è assolutamente importante che i relitti di Nardò vengano considerati beni regionali di interesse culturale. Non è da sottovalutare il loro ruolo di memoriali rivolti alla pace fra i popoli e di monito perché l’umanità non attraversi mai più periodi terribili come i conflitti”.

I resti di drammi, tragedie, della guerra e della pace 

“Le acque tra Nardò e Gallipoli si sono rivelate negli ultimi anni un incredibile museo sommerso per la presenza di ogni forma di naviglio che, dal V secolo avanti Cristo fino ai giorni nostri – si sottolinea in una nota – ha lasciato testimonianze dirette e indirette di uomini, mezzi, vicende e drammi. Le vicende belliche all’indomani dell’8 settembre 1943 hanno contribuito in questo tratto di mare all’affondamento di unità aeronavali di differenti Paesi con equipaggi di chissà quante nazionalità, quasi a testimoniare, con la loro fine comune, una riappacificazione permanente”.

Un ricco patrimonio “Si può affermare che il patrimonio navale sommerso di questa parte di Puglia sia fra i più ricchi e meno conosciuti d’Italia, terreno fertile per campagne esplorative, ricerche d’archivio e l’avvio di pratiche turistiche come le immersioni sui relitti e la “virtualizzazione” dei relitti.

La partecipazione della Nato

Partecipa al progetto anche il club Atlantico Salento di Lecce, nato nel novembre scorso e presieduto da Antonio Di stefano. L’associazione fa parte del Comitato atlantico italiano, da 60 anni in attività di ricerca, formazione ed informazione sulla politica estera, la sicurezza ed economia internazionale relativi all’Alleanza atlantica e in modo specifico al ruolo dell’Italia nella Nato.

Il club di Lecce si occupa, in sinergia con tutti gli altri club d’Italia e d’Europa, dell’analisi, dell’informazione e della formazione sul territorio delle attività umanitarie della Nato. I principali settori di intervento sono la cyber security, la costruzione di programmi bilaterali in partenariato con Università e istituti scolastici, la realizzazione di seminari internazionali e la costruzione di programmi di cooperazione internazionale.