Reflui Nardò-Porto Cesareo, lo “scarico a mare” tiene banco nelle polemiche pre-elettorali neretine

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Scarico del depuratore di Nardò nel mare di Torre Inserraglio
Nardò – Il progetto dello scarico a mare tiene banco nelle polemiche pre-elettorali neretine. Chiamata in causa dalla lista civica del sindaco Mellone “Andare oltre”, l’onorevole del Movimento 5 stelle Soave Alemanno chiarisce il tenore della propria interrogazione in Commissione Ambiente sullo stato dei lavori per la dotazione di un “adeguato” sistema di depurazione per le acque reflue e relativo impianto fognante per il comune di Porto Cesareo.
La deputata parla della “necessità di accertare, alla luce dell’intervento del commissario e degli enti competenti, quale sia attualmente lo stato dell’arte sui lavori per scongiurare ulteriori danni di tipo economico e ambientale all’Italia e soprattutto alla nostra amata zona neretina”.

“Scarico zero bocciato”

Soave Alemanno

«Non si tratta dunque – spiega Alemanno – di spingere per alcun tipo di depurazione o di progetto in particolare, stiamo solo chiedendo al Ministero di prendere posizione e spiegarne le motivazioni, per la salute del nostro territorio. Il trattamento dei reflui nell’agglomerato Porto Cesareo-Nardò da molto tempo appare come una realtà collegata ed indissolubile tra i due comuni alla luce dei principi normativi di gestione territoriale e soprattutto in materia di gestione dei reflui e impianti fognari così come espressi nei procedimenti avviati dalla Regione e da tutti gli enti competenti fin oggi, eppure la realtà ci narra di un comune ancora privo di allaccio alla depurazione ed un altro che scarica in battigia al confine di un’oasi marina».

La Alemanno ricorda come ad agosto scorso il Ministero dell’Ambiente abbia dato parere negativo alla realizzazione di quello che i tecnici chiamano “sistema a scarico zero”: «Per il problema di Nardò-Porto Cesareo siamo rimasti in attesa da troppo tempo di conoscere quali soluzioni “fattibili” l’amministrazione Mellone, insieme alla Regione, intenderà adottare per evitare che il nostro mare continui ad essere ricettacolo di reflui in battigia».

“Spesi milioni di euro”

«Io credo che, con molto realismo, dovremmo prendere atto che l’attuale progetto non è più un percorso perseguibile nonostante le spese sostenute per tutti gli adeguamenti degli impianti, comprese anche quelle precedenti per gli studi di fattibilità della realizzazione della condotta sottomarina precedentemente auspicata e mai realizzata, milioni di euro spesi che non hanno dato alcun frutto tangibile, corrispondendo ad un ulteriore danno alleo».
Una vicenda, dunque, sostiene la Alemanno, che “non può più essere trattata come mera questione delegata al volere della politica locale, né può essere ascritta ad alcun partito, essa non è materia esclusiva di un comune oppure un altro, ma è di vitale importanza per tutto il Paese, sia in virtù dell’interesse collettivo al mantenimento di un elevato standard ambientale costiero, sia per scongiurare ulteriori danni economici che i cittadini dovranno pagare. A fronte di quanto già speso ed impegnato fino ad oggi, auspico quindi che la soluzione al problema venga trovata secondo i criteri legali e scientifici che garantiscono gli standard di sopravvivenza di un territorio che spicca per l’alto valore ambientale e non per meri campanilismi o per pregiudizi politici di alcun tipo».

“Reflui non depurati oggi finiscono in mare”

Carlo Falangone

Nella stessa polemica rientra Carlo Falangone, candidato Sindaco della coalizione di centrosinistra (Futuro comune Nardò, Nardò progressista e Movimento 5 stelle), chiamato anche lui in causa dal comunicato del consigliere Greco di “Andare oltre” sul “mega appalto della condotta sottomarina”.


«La verità è che ancora oggi i reflui non depurati vengono sversati nel nostro mare, con tanto di divieto di balneazione. C’è chi spreca energie contro fantasmi e altri nemici invisibili, sarebbe meglio usare queste energie per mettere sul tavolo soluzioni concrete. L’amministrazione che è in carica da cinque anni ha ottenuto sul tema una clamorosa bocciatura da parte del Ministero e nulla più. I problemi non si risolvono a colpi di comunicati stampa e manifesti elettorali», conclude Falangone.

Confronto “serio” con Regione ed enti

Rino Giuri

Dal fronte “Nardò progressista” interviene Rino Giuri: «Non è più sostenibile la situazione dello scarico a mare dei reflui fognari provenienti dal depuratore neritino di Santo Stefano, per due ordini di motivi: sia perché il grado di depurazione è veramente modesto (tabella 1) sia perché il refluo così poco trattato viene versato in mare a raso scoglio. È fuor di dubbio che il liquido immesso in mare a Torre Inserraglio rappresenta una seria fonte di inquinamento, visto che esso è causa del divieto di balneazione per un chilometro».

Giuri chiede di intervenire “al fine di ottenere il minore impatto possibile sull’ambiente, di salvaguardare la salute dei cittadini e consentire finalmente il piacere di bagni di mare in sicurezza anche in quel bellissimo tratto di costa». Per la soluzione di questo problema, Giuri punta ad un confronto “serio” fra il Comune di Nardò, “quando sarà finalmente ben amministrato”, la Regione Puglia e i vari enti coinvolti.