“Quote azzurre” da tutelare a Specchia: dopo le ultime dimissioni, in Giunta ci sono solo tre donne

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Alessandra Martinucci

Specchia –  Quote di genere da ripristinare nella Giunta comunale di Specchia. Ma questa volta sono le “quote azzurre” a mancare. A distanza di ormai un mese dalle dimissioni dell’assessore Gianluca Rizzo, seguite da quelle del vice sindaco Roberto Musio, l’esecutivo guidato dal sindaco Alessandra Martinucci resta, infatti, composto soltanto dagli assessori Lia Chiara Nicole e Luana Filippo.

La legge Delrio del 2014 sancisce, invece, l’obbligo della pari rappresentanza di genere nelle giunte dei Comuni sopra i 3mila abitanti (e Specchia ne conta quasi 5mila): Al fine di equilibrare la presenza di uomini e donne nelle sedi decisionali, “nessuno dei due sessi può essere rappresentato in maniera inferiore al 40%”. Attualmente, però, le quote rosa a Specchia rappresentano il 100% e la giovane sindaca non si è ancora espressa in merito ad eventuali sostituzioni o riassegnazione delle deleghe dei dimissionari (che intanto hanno conservato il ruolo di consiglieri).

Il “botta e risposta”  

Roberto Musio

Prosegue, intanto, il “botta e risposta” tra gli ex assessori e la sindaca Martinucci. Nei giorni scorsi era stata la Prima cittadina ad invitare Rizzo e Musio a fare chiarezza sulle “gravissime accuse” rivolte a lei e alla sua Amministrazione esortandoli a “riflettere responsabilmente sulle dimissioni dal Consiglio comunale per lasciare spazio a chi vuole portare valore aggiunto per il paese”.

La risposta dell’ex vice sindaco non è tardata ad arrivare. «Non ho mai offeso la sua persona e in questi undici mesi ritengo di aver riservato, nei suoi riguardi, un esclusivo grande senso di dedizione», spiega Musio che nella lettera cita un episodio determinante nella sua decisione. Si tratterebbe di una cena tra la sindaca, l’ex assessore Rizzo e gli esponenti dei gruppi consiliari di minoranza, “ad insaputa di tutti gli altri consiglieri comunali”.

Musio torna a ribadire la sua posizione: «Ho deciso di lasciare quando ho percepito, anche da piccole cose, che lei fondamentalmente non aveva fiducia nei miei confronti, e soprattutto, per la sua incapacità, o mancata volontà, di ascoltare i miei disagi che le ho più volte rappresentato».