Queste patate sono Dop

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Le prime concrete mosse, dopo tentativi nei decenni precedenti, sono state fatte ad Alliste, come testimonia la foto di gruppo qui sotto, scattata durante il delicato passaggio della “riunione di pubblico accertamento” svoltasi a Racale due anni con i funzionari ministeriali, l’associazione dei produttori. La Dop riguarda Racale, Taviano, Alliste, Ugento, Acquarica, Presicce, Melissano, Matino, Casarano, Morciano, Patù, Salve, Castrigano Capo, Sannicola, Gallipoli, Galatone, Nardò, Galatina.
Le prime concrete mosse, dopo tentativi nei decenni precedenti, sono state fatte ad Alliste, come testimonia la foto di gruppo qui sopra, scattata durante il delicato passaggio della “riunione di pubblico accertamento” svoltasi a Racale due anni con i funzionari ministeriali, l’associazione dei produttori. La Dop riguarda Racale, Taviano, Alliste, Ugento, Acquarica, Presicce, Melissano, Matino, Casarano, Morciano, Patù, Salve, Castrigano Capo, Sannicola, Gallipoli, Galatone, Nardò, Galatina.

patata novella marchio dop

Ci siamo. Lo dice la Gazzetta ufficiale dell’Unione europea serie C numero 128 del 21 aprile 2015, una data da ricordare. Mentre gli ulivi ci fanno penare per quella malattia da lungodegenza, dalla stessa agricoltura salentina arriva una notizia che è una chance, sia pure in un altro settore diverso da quella dell’olivicoltura.
La domanda di registrazione della Patata novella di Galatina Dop pubblicata dall’Unione europea è il passaggio a livello che si alza, è il primo promettente frutto di un campo curato a lungo, troppo a lungo secondo alcuni.
«Dal 2002 ad oggi: un sogno diventato realtà» è stato il commento intriso di sollievo e soddisfazione di Mario Troisi, agronomo, funzionario regionale del settore agricolo ma soprattutto animatore per passione di un progetto con Aldo Reho, imprenditore e commercialista, entrambi di Racale, anche quando il mondo politico-amministrativo locale aveva lasciato cadere una ambiziosa operazione avviata intorno al 2000 in quel di Alliste.

Il marchio di prestigio è un valore aggiunto inestimabile per una produzione che nel Basso Salento soprattutto ha conosciuto epoche d’oro (anni Settanta e anche prima) e rovesci immeritati a causa delle strozzature del mercato, per cui solo le briciole rimanevano alla fine in tasca ai coltivatori. E il sogno del marchi risale proprio a quegli anni quando intorno all’ortofrutta il Salento sembrava disegnare un futuro prospero.

Se non è stato così non è detto che non lo sarà mai più. Anzi il lasciapassare europeo apre un credito cospicuo nei confronti di questo settore. «Abbiamo avuto il coraggio di coltivare un sogno – dice Reho – e adesso dobbiamo capitalizzare i risultati in modo tale che i benefici maggiori siano per i produttori, i principali protagonisti, e non magari per i grossi commercianti e per i distributori». Il rischio di adesso che può capovolgere una opportunità è infatti questo: già oggi si segnalano operazioni truccate per cui patate francesi e di altri Paesi infarinate di terra rossa vengono spacciate per Sieglinde di Galatina.