Quella scomparsa che toglie la voglia di esistere: la storia dei genitori che hanno seguito il figlio dopo pochi giorni

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Nardò – E’ vero, ci sono lutti che chiudono la voglia di esistere. Il crepacuore esiste, non solo nelle storie truci raccontate a bimbi recalcitranti davanti alle regole. Che c’entri il ventricolo sinistro o le coronarie, che lo si chiami cardiomiopatia da stress, il cuore può creparsi. Scoppia di dolore e s’affloscia. Come quello di Paolo e Antonio Gioffreda e Immacolata Tondo, ritrovatisi in un eterno abbraccio in due settimane.

Una vita insieme Paolo e Immacolata, con il figlio Angelo – uno dei cinque – rimasto con loro per 50 anni, la sua età. Stessi orari, stessi impegni quotidiani, a ciascuno il suo; stessi luoghi, stessa vita spesa in una masseria nell’Arneo, tra Nardò e Copertino. In simbiosi con la natura, il tempo, le colture, le stagioni, il gregge, tutto come un tempo per niente scalfito dai vicini rombi della pista della Porsche.

Fino a cinque anni fa Angelo ha fatto il suo, prima che un male lo assalisse e lo debilitasse fino a vincerlo. Il 29 gennaio nella chiesetta della frazione di Boncore si sono svolti i suoi funerali, sotto gli occhi spenti dei genitori. Chi li ha guardati in faccia non ha più visto luce in quegli sguardi, ma non ci ha fatto caso. E’ morto un figlio, che cosa ci si può aspettare, era malato, passerà.

E infatti. Passano alcuni giorni nella masseria Grande. Particolarissimi devono essere stati quei giorni, quelle ore, tra sguardi muti e parole che non fanno vibrare l’aria ma dicono lo stesso quanto c’è da dire. E da pensare, ossessivamente, senza pietà per sé stessi.

All’alba del 10 febbraio il padre chiude con la vita. Spira nel suo letto. Aveva gli acciacchi dei 76 anni ma niente di più. Ed è invece già tempo di un altro funerale a Boncore. Stesse strette di mano, incoraggiamenti a mezza voce, parenti premurosi, timide carezze a Immacolata, che già non sembra più lei.

Il dolore può essere mortale, il non esistere più augurabile di quella perdita. Il terreno ti manca sotto i piedi”, dice la psicologa Beatrice Sances, per lunghi anni direttrice del Consultorio di Gallipoli. “Il vivere insieme crea un legame per cui si vive l’uno per l’altro”, aggiunge. In alcuni casi può essere che “non c’è più ragione di vita senza l’altro”, senza accorgersene.

Immacolata segue Paolo, pensando ad Angelo nella mattinata di due giorni dopo. “Il dolore psicologico è pari, se non superiore, a quello fisico”, dice la psicologa. E i 75 anni non sono bastati a Immacolata per sopportarlo nonostante la fede. Non più, non lì, non senza di loro.

Poco importa chi lo abbia scoperto o quando, nel lontano Giappone: il crepacuore esiste e non conosce frontiere. Come il dolore e le sue vie.