Quel legame Sahara-Amazzonia che molti ignorano e da cui dipende la Terra: un convegno a Tunisi con lo studioso Pagliula

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Nardò – Il cortese invito ricevuto dal  prof. Hassen Hosni Abdelwaden, Preside della Facoltà di Lettere, Arti e Umanità e dalla sua collega Abir Bourguida , Direttrice del Dipartimento di Lingue della Facoltà di Lettere dell’Università tunisina “La Manouba”   ha dato l’opportunità  all’ing. Pantaleone Pagliula, di Nardò, esperto di efficientamento energetico, sostenibilità ambientale e studioso dell’Amazzonia, di focalizzare un corposo intervento con annesso appello circa l’emergenza climatica del Pianeta Terra e la sorte della Foresta amazzonica.

Alla conferenza tenuta il 13 novembre  dall’ing. Pagliula ha partecipato anche la prof.ssa Silvia Finzi , docente di Civiltà italiana al Master e Dottorato di Ricerca in Lingue, Letteratura e Civiltà italiana della Università La Manouba nonché presidente del Comitato degli Italiani a Tunisi,e del Prof. Vittorio Valentino, docente di Letteratura italiana e specializzato nella Letteratura della Migrazione dello stesso ateneo.

Emergenza climatica e destino dell’Amazzonia

Il giornalista  Mohammed Menzli  ha  intervistato l’ing. Pagliula  alla Radio Tunisi Canale Internazionale  sulla problematica centrale trattata  nel convegno riguardante la interconnessione tra il cambiamento climatico, il Sahara  tunisino, il mare Atlantico, la foresta pluviale amazzonica e il Mare Mediterraneo, in un tutt’uno che riafferma l’unicità e l’unità della Terra.

Il  deserto del Sahara e le regioni semi-aride del Sahel rappresentano le principali fonti di sabbia e  polveri atmosferiche che ogni anno contribuiscono in media con oltre 180 milioni di materiali a fertilizzare il Pianeta. La maggior parte della sabbia del Sahara e del Sahel viene trasportata dagli alisei e dalla rotazione della terra  a ovest nell’Atlantico dove fornisce ferro e fosforo vitali per fare fiorire il fitoplancton nel mare che attraversano e nella foresta pluviale.

La sabbia non è un fastidio

L’interconnessione climatica più importante – ha rilevato tra l’altro lo studioso neretino – è data dal fatto che ben 27 milioni di tonnellate all’anno di sabbia africana raggiungono il Sud America e in particolare l’Amazzonia, fornendo soprattutto il fosforo che contribuisce a rendere rigogliosa e piena di vita la più grande foresta pluviale del mondo. Senza il deserto del Sahara, non avremmo tanta produzione di ossigeno dall’Atlantico e  il polmone verde del Pianeta”.

Facendo riferimento ai propri studi, Pagliula ha chiamato in causa fonti autorevoli, tra cui un team di  scienziati dell’Earth Sciences Division del Nasa Goddard Space Flight Center e del Joint  Center for Earth Systems Tecnology dell’Università del Maryland, i quali hanno  rilevato una tendenza decrescente della quantità di sabbia e polvere a partire dal 1980 causata dall’innalzamento della temperatura del pianeta, dalla conseguente emissione di gas serra e dagli inquinamenti prodotti soprattutto dall’uomo. Se continuerà questa tendenza entro la fine di questo secolo  l’attività della sabbia africana si potrà ridurre fino al 60% rispetto alla quantità attuale.

L’effetto ombreggiante sull’Atlantico

Senza trascurare un altro effetto prezioso che la sabbia presente nell’atmosfera ha nel contribuire a “ombreggiare“ e raffreddare così l’Atlantico settentrionale. “Con la diminuzione della sabbia e il cielo più pulito il mare si riscalderà sempre di più – ha affermato Pagliula – con tutte le conseguenze che si potranno avere nell’area del Mediterraneo e nell’intera Terra”.

Nella  intervista alla Radio Tunisi International l’ing. Pagliula ha manifestato l’augurio che “da parte dell’Università di Manouba venga data continuità e approfondimento  a  questa importante  problematica fermamente convinto che  per conoscere  i complessi e interconnessi fenomeni del clima mondiale occorre avere sempre di più un approccio  multidisciplinare e di interscambio che coinvolga  discipline scientifiche e umanistiche “.

Energia, ambiente e risparmio 

Le tematiche dell’ambiente, dell’energia, del risparmio energetico sono e saranno sempre di più elementi chiave della nostra cultura e del nostro futuro e di quello del Mare Mediterraneo – ha insistito lo studioso – ed esigono una appropriata conoscenza e valorizzazione nella logica di uno sviluppo sostenibile“.

Nell’incontro conclusivo  nella sede della Società Dante Alighieri di Tunisi, la orof.ssa Finzi , la prof.ssa Bourguida  e l’ing. Pagliula hanno assunto l’impegno di dare continuità  alle problematiche  ambientali  affrontate e di costruire uno scambio di esperienze concrete tra le iniziative intraprese dagli Istituti scolastici del Salento e la realtà Umanistica e Scientifica dell’Università La Manouba. Probabile ed auspicabile anche il coinvolgimento  dell’Università del Salento.