Quel che gli occhi dicono, oltre la mascherina, è ricerca di contatti, di umanità

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“Ci sono parole che bruciano più di altre. Oggi ce n’è una che più di altre arde al fuoco della contemporaneità… è la parola Contatto”. Così Giuliano Sangiorgi presenta, in una intervista, l’ultimo album dei Negramaro. Il disco nasce nei giorni di isolamento forzato che tutti noi, gente del mondo, abbiamo vissuto e viviamo.

Chiusi nei confini di casa quello che ci manca è il “contatto” con gli altri. È la relazione. Una relazione, perché sia tale, ha bisogno di 50 cm di distanza. In quei 50 cm si leggono segni e si ascoltano suoni che si riflettono in noi e creano esperienza, riflessione, conoscenza.

Cinquanta centimetri per conoscere e riconoscere il proprio mondo e quello dell’altro. Oggi invece ci sono concessi 200 cm e in più, come nei Soliti Ignoti, c’è “l’imprevisto” della maschera. Quante volte ho detto o mi è stato detto: “Scusa non ti ho riconosciuta… con quella mascherina…”. E gli occhi hanno sorriso.

Privati di una percezione sensoriale completa, gli occhi sono l’unica parte del volto che oggi permette un “contatto”. Gli stessi occhi, che appena nati, ci hanno regalato immagini sfumate e che crescendo, sono diventati la meraviglia di legare le parole alle cose e alle persone reali. Sempre loro infine sono specchio dell’anima.

Con quegli occhi, oggi, ci guardiamo con un’intensità diversa. Gli occhi, ora più di prima, sono bussola per orientarci. Niente più sguardi sfuggenti o evitanti, ma solo ricerca di umanità.

Al tempo del Covid gli occhi testimoniano emozioni, sentimenti e tutte quelle parole soffocate da una mascherina. Parole che possono mentire, ma gli occhi mai. Altrimenti perché dire: Guardami negli occhi e dimmi la verità.

Beatrice Sances – Alezio