Quei segni che emozionano

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Scena tratta dalla via Crucis di Galatone

Non potrebbe essere altrimenti perché la vita di cristiani si muove secondo due direttrici: da una parte la figura del Cristo così come viene comunicata attraverso il Vangelo, e dall’altra i riti liturgici come sono stati trasmessi nei secoli. Per abitudine, per tradizione, per il legame che si crea e che lega le vecchie generazioni alle nuove, per una serie di vecchi e nuovi conformismi succede che le due direttrici non vadano di pari passo e che la fedeltà ai riti e alle pratiche religiose prenda il posto della fedeltà che si deve al Vangelo.

Il rischio reale è che i riti prendano il sopravvento, che si diventi credenti a intermittenza soprattutto quando il coinvolgimento emotivo è molto forte. Cosa che avviene nella Settimana santa i cui riti hanno un forte potere coinvolgente. Qui risultano più evidenti le due componenti del rito: la commemorazione e la comunicazione. La memoria  della Passione e morte di Cristo rivissuta nella liturgia viene comunicata all’esterno  con una serie di segni che emozionano quelli che vi partecipano o che vi assistono come semplici spettatori.  Così c’è chi mette in guardia dalla  riduzione dei riti religiosi a folklore e pone in discussione il loro  valore anche se ormai è accettata la tesi che una cultura potrebbe fare anche a meno della religione, ma non potrebbe fare a meno dei riti.

E se scomparissero quelli religiosi, la cultura ne genererebbe degli altri, perché essi sono costitutivi dell’esperienza umana. E allora i riti andrebbero ridimensionati? Una risposta esauriente viene da Giovanni Paolo II che invitava a riflettere prima di parlare di abolizione dei riti della religiosità popolare: «Assecondando una certa moda svalutativa della religiosità popolare, si corre il rischio che i quartieri, i paesi e i villaggi diventino deserto senza storia, senza cultura, senza religione, senza linguaggio, senza identità, con conseguenze gravissime».

Quindi le tradizioni della religiosità popolare fanno parte del bagaglio di identità di un popolo. Conservare e tramandare mantenendo il rapporto di fedeltà nella giusta gerarchia: quella ai riti non deve superare né sostituire quella al Vangelo. C’è un ultimo aspetto da sottolineare: le processioni solenni, gli abiti delle confraternite, le rappresentazioni sacre costituiscono una attrattiva turistica non indifferente che le agenzie  hanno imparato a sfruttare. Così nella Settimana santa c’è il primo test turistico dell’estate che verrà.