Quattro colpi di pistola contro l’auto di don Antonio Coluccia: l’attentato a Specchia dopo il manifesto deturpato a Supersano

Gli spari preceduti, venerdì scorso da alcune scritte preoccupanti

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Specchia – Quattro colpi d’arma da fuoco, la scorsa notte, sono stati rivolti contro l’auto di don Antonio Coluccia. L’Alfa Romeo di famiglia era parcheggiata nei pressi dell’abitazione, su corso Italia. Due colpi di pistola calibro 9 hanno colpito il finestrino e altri due la fiancata di destra. In queste ore gli inquirenti stanno raccogliendo tutti gli elementi utili per risalire agli autori del gesto intimidatorio. Per molte ore, questa mattina, le forze dell’ordine hanno stretto un cordone intorno all’abitazione del “prete coraggio”, viceparroco di San Filippo apostolo di Torregrotta, alla periferia di Roma, per anni sotto scorta per le frequenti minacce ricevute (spesso anche nel Salento). La struttura di Roma viene considerata simbolo di legalità e ospita la sede dell’Opera Don Giustino Onlus di cui lo stesso parroco è fondatore.

 

Il manifesto di Supersano Alla luce di quanto accaduto nella notte, assume un diverso significato quella che, venerdì scorso a Supersano, poteva anche sembrare soltanto una bravata di pessimo gusto. Sul manifesto che annunciava la presenza di don Antonio ad un incontro su bullismo, dipendenza e antimafia sociale (organizzato nell’Aula consiliare dall’associazione “Incontra”), qualcuno aveva coperto il volto del prete con una scritta in arabo. “Buon appetito” o “buono da mangiare” il significato della striscetta rimossa da un altro manifesto vicino con il quale veniva presentata la manifestazione di alcune settimane fa svoltasi sempre a Supersano per unire, intorno ad un pranzo, le varie comunità presenti in paese. Se e quale sia il rapporto tra i due episodi saranno le indagini a chiarirlo. Di certo la coincidenza appare quanto meno sospetta.

I precedenti Don Antonio, da sempre in prima fila nel denunciare la mafia e il malaffare, appena lo scorso lunedì era stato ad Andrano per parlare di legalità e impegno sociale. Per anni ha vissuto sotto scorta anche per il suo impegno nel trasformare in centro di ricovero e di assistenza per i poveri un immobile confiscato ad un boss della banda della Magliana, a Roma. Dall’estate scorsa, però, anche la sua scorta è finito nelle scure dei tagli operati dal ministero, anche se, nel corso degli anni, minacce e gesti intimidatori non sono mancati: dei proiettili gli vennero indirizzati, trami te posta, dopo un incontro avuto a Galatina mentre una lettera giunse ai suoi genitori con una croce sul suo volto in una foto dopo un altro incontro a Copertino. Da ultimo, invece, a Scorrano venne devastata la scuola dove poche ore prima aveva incontrato gli studenti. «Non ho paura delle persone che vogliono farmi del male perché queste persone sono dei codardi, sono persone smidollate. Non verrò meno al mio impegno, anche se il costo fosse quello di perdere la vita. La vita ha un senso se è spesa per gli altri», ha avuto modo di affermare don Antonio commentando il gesto di Supersano.

E’ netto il commento della Senatrice Teresa Bellanova, componente Commissione parlamentare antimafia, dopo l’episodio di ieri notte a Specchia e i colpi di pistola contro l’auto di Don Antonio Coluccia, il parroco originario di Specchia, per anni vissuto sotto scorta, che nella villa alle porte di Roma di Salvatore Nicitra, boss della Banda della Magliana, ha realizzato una casa per i poveri.

La senatrice Bellanova Su quanto accaduto si registra l’intervento della senatrice Teresa Bellanova, componente della commissione parlamentare antimafia, che oltre ad esprimere “solidarietà e vicinanza” a don Antonio, chiede che il governo e il ministro dell’Interno intervengano, quanto prima, “chiarendo le ragioni che hanno determinato la revoca della scorta, a quanto pare inopportuna e avventata”.