Quanti “casi Melissano” ci sono sotto traccia?

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fernando d'aprileIl 28 giugno si saprà se la decisione cautelare della Corte dei conti di Bari nei confronti di nove ex amministratori e due dirigenti comunali di Melissano si tradurrà in un blocco vero e proprio di loro beni per un totale di oltre un milione e mezzo. Resta il fatto che il provvedimento preso è il primo in Puglia, costituisce un precedente rilevante, è un ammonimento volutamente severo e clamoroso. Sulle reali condizioni economico-finanziarie dei Comuni nostrani devono aver acquisito elementi tali quei magistrati da tirare il freno a mano. Ciò che si bisbiglia in occasioni informali e non è notorio: anche quegli Enti che sembrano a posto hanno scheletri negli armadi, conti contraffatti, cifre in entrata gonfiate quanto basta per poter rendere gestibili gli interventi “essenziali” in uscita. “Tanto, chi controlla?” è la considerazione corrente in ambienti patologici. Già, chi controlla in tempo utile e sul posto? Fino al 1997 c’erano i Coreco (discusse sezioni provinciali dei comitati regionali di controllo, con personale politico e tecnico). Poi il ministro Bassanini li cancellò senza sostituirli con altro. Restavano i Segretari comunali di nomina prefettizia e “indipendenti” rispetto all’Amministrazione comunale, ma di riforma in riforma sono caduti al rango di personale “a chiamata” su diretta scelta dei Sindaci, a molti dei quali non piacciono i dipendenti che dicono no. Cosa è rimasto? Eppure c’è da scommettere che quando, fra non molto, i casi Melissano cominceranno a germogliare, ci sarà pure chi si meraviglierà.

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