Quanta polvere sotto il tappeto: dati alla mano, uno studio del dott. D’Ambrosio (di Taviano) disegna un quadro della lotta al Covid, con focus sulla Puglia

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Enrico D’Ambrosio

Riceviamo e pubblichiamo questo studio del dott. Enrico D’ambrosio di Taviano, specialista in Anatomia patologica, sull’evoluzione della pandemia Covid in Italia e in particolare in Puglia.

In due precedenti studi, anch’essi ospitati da Piazzasalento ed effettuati su dati aggiornati rispettivamente al 30 di aprile e al 23 maggio 2020, si cercò di evidenziare una certa tendenza, sia pure nello stretto giro di poco meno di un mese, al cambiamento della distribuzione dei casi positivi per COV-2 nei diversi ambiti regionali. Alcune Regioni che nella Fase 1 (fino al 30 aprile 2020) erano comprese in una macroarea ad elevata prevalenza di casi positivi (coincidente sostanzialmente con il Nord del Paese) o in una macroarea di media prevalenza (per lo più regioni del Centro), per effetto anche delle misure di contrasto del contagio, erano migrate nella macroarea di bassa prevalenza (nella fase 1 costituita da regioni del Centro-Sud).

La geografia di distribuzione del virus

Questo miglioramento aveva interessato in maniera più evidente Valle d’Aosta, Friuli, Alto Adige e Umbria. Viceversa altre Regioni facevano il percorso all’incontrario. In particolare Lazio, Molise e Puglia passavano dalla bassa prevalenza alla media prevalenza e le Marche dalla macroarea a prevalenza intermedia alla macroarea ad elevata prevalenza. Le restanti regioni conservavano la loro originaria collocazione nelle tre macroaree sia pure con piccole variazioni di posizionamento. Fra queste regioni in posizione stabile c’erano Lombardia e Piemonte, che risultavano ancora quelle più colpite in Italia e la stessa Emilia Romagna che sia pure in coda restava ancora nel gruppo delle regioni con maggiore prevalenza di casi positivi.

Ovviamente la prevalenza puntuale registrata in data 23 maggio 2020 presentava in tutte le regioni valori di gran lunga inferiori a quelli della prevalenza di periodo riferita ai mesi di febbraio, marzo e aprile e indicava una generale tendenza alla diminuzione del numero di casi positivi per Covid su tutto il territorio nazionale. In generale si delineava già allora un cambiamento significativo della geografia della distribuzione del virus in Italia, cosa che si poteva addebitare almeno in parte a politiche diverse (più o meno efficaci) di lotta alla epidemia applicate nelle varie regioni.

In particolare emergeva già un ruolo significativo, nel contenimento della diffusione del virus, della propensione delle politiche sanitarie regionali ad utilizzare ampiamente i tamponi molecolari, quale misura efficace di identificazione ed isolamento dei casi positivi, specie di quelli asintomatici o oligosintomatici, e di ampio tracciamento dei contatti stretti. Sotto questo profilo emblematica era stata la regione Veneto, distintasi nella prima fase per aver spento con grande efficacia e rapidità un importante focolaio (quello di Vò Euganeo) utilizzando a tappeto il test con tampone molecolare e così evitando la diffusione del virus nel resto della regione per un lungo periodo. Contestualmente si segnalava il comportamento della regione Puglia, la quale manifestava una evidente bassa propensione ad effettuare tamponi e passava invece dalla macroarea di minor prevalenza a quella di prevalenza intermedia. Con la fine del lockdown e col sopraggiungere dell’estate la situazione della distribuzione del virus nel Paese è fortemente cambiata e, a partire da settembre, si è venuta delineando la così detta seconda ondata, che è ancora oggi in atto.

Finalità dello studio

Il presente studio si propone di valutare come la pandemia sia venuta delineandosi all’alba dell’era vaccinale e per effetto delle misure intraprese negli ultimi mesi nei diversi ambiti regionali.

Si propone inoltre di esaminare come all’interno del quadro nazionale sia collocata attualmente la regione Puglia e come il contagio si è distribuito finora all’interno della regione, tentando di comprendere se l’andamento peggiorativo dell’epidemia tuttora in atto in Puglia sia addebitabile anche a qualcosa d’altro, oltre che alla massiccia importazione del virus sul territorio pugliese a causa della fine del lockdown e per effetto dell’estate e del turismo.

Materiale e metodo dello studio

Lo studio si basa sui dati del Bollettino Covid pubblicato sul sito ilmessaggero.it del 14 Gennaio 2021. Da questo Bollettino sono stati in particolare estratti i dati relativi a: i casi attualmente positivi per COV-2 presenti nei diversi ambiti regionali; i nuovi casi registrati in data 14 gennaio 2021; il numero totale di test con tampone molecolare effettuati in ogni ambito regionale a partire dall’inizio della pandemia e aggiornato al 14 gennaio 2021.

I dati grezzi sono stati rielaborati e presentati in tabelle illustrative. In particolare i casi attualmente positivi sono stati presentati per ciascun ambito regionale rapportati alla popolazione residente, come tasso per 100.000 abitanti/residenti. Analogamente i nuovi casi registrati il 14 gennaio 2021 sono stati usati come base di calcolo del tasso di incidenza per ambito regionale. Il numero di tamponi effettuati è stato anch’esso rapportato alla popolazione residente regionale per calcolare la frequenza di test/tampone per mille abitanti/residenti.

È stata inoltre inserita in questo studio la Tabella 1, riportata nel primo studio e riguardante la situazione del 30 aprile 2020, sempre per agevolare il lettore a comprendere attraverso un confronto con i dati attuali il notevole cambiamento della situazione. Per quanto riguarda l’analisi della situazione epidemica all’interno della regione Puglia, sono stati utilizzati i dati del Bollettino Covid della Puglia del 14 gennaio 2021.

Risultati dello studio e commento

Riguardo ai casi positivi per COV-2 attualmente attivi sul territorio regionale, i risultati delle analisi sono riportati nella Tabella 2. Si ritiene che tale parametro sia la risultante di quanto avvenuto in ogni ambito regionale negli ultimi mesi: importazione e diffusione del contagio, efficacia dell’intervento contenitivo delle politiche nazionali e regionali con misure di distanziamento sociale (differenziato per regioni), efficacia delle misure di politica regionale di individuazione, isolamento e tracciamento dei casi positivi con test di vario genere, in primis con tamponi molecolari. Si ritiene che il tasso di prevalenza di casi positivi attivi sia lo specchio di tutto questo e, nel caso specifico, con riferimento a quanto avvenuto nel periodo che va dall’estate scorsa ai nostri giorni.

Caratteristiche e significato diversi ha il Fattore Rt, utilizzato per comprendere l’andamento a breve termine del contagio e per  stabilire in emergenza le misure di prevenzione (per capirci serve, insieme ad altri parametri come ad esempio il livello di saturazione dei posti letto dedicati negli ospedali, a definire le zone rosse, arancione e gialle). Il fattore Rt rispecchia quindi ciò che è avvenuto nelle ultime settimane per cause contingenti e proprio per questo entra talora in contraddizione con parametri/indicatori di più lungo periodo, come ad esempio il tasso di prevalenza di casi positivi in atto.

L’incidenza dei nuovi casi positivi per COV-2 registrata il 14 gennaio 2021 è riportata per ambiti regionali nella Tabella 3. Per quanto riguarda la regione Puglia, questo dato di incidenza conferma quello della prevalenza dei casi positivi attivi registrato alla stessa data, ossia conferma la collocazione della Puglia fra le regioni in cui il contagio va assumendo connotazioni più preoccupanti.

Il virus mischia le carte

La frequenza dei test con tampone molecolare per ambiti regionali e per tutto il periodo di durata della pandemia è riportata nella Tabella 4. Come si può vedere nelle Tabelle 2 e 3, le originarie macroaree compatte ad alto, medio e basso rischio (riportate nella Tabella 1), quasi coincidenti rispettivamente col Nord, Centro e Sud del Paese, ora non ci sono più. Si può dire che il virus ha mischiato un po’ le carte e le regioni si distribuiscono ora fra i tre livelli di intensità dell’epidemia non più in base alla collocazione geografica ma in base ad altro, pur continuando il fattore “Nord” a esercitare ancora un certo peso per diversi motivi (fattori climatici, urbanizzazione più estensiva,  maggiori collegamenti internazionali, organizzazione sanitaria più ospedalocentrica).

Di fatto si osserva la presenza di regioni del Nord, Centro e Sud in tutte e tre le fasce di prevalenza/incidenza. In questo quadro risalta la posizione della Puglia che ora risulta collocata nella fascia di maggiore prevalenza/incidenza (mentre in origine si trovava nella fascia di minor prevalenza come risulta dal confronto con la Tabella 1) e che quindi negli ultimi mesi ha guadagnato terreno in senso negativo rispetto a regioni più fortemente impegnate dal virus all’inizio della pandemia, come la Lombardia e il Piemonte.

Parallelamente si osserva che la Puglia si conferma come regione fra le meno impegnate nella politica di tamponamento della popolazione e tracciamento dei casi, come si può vedere nella Tabella 3, dove risulta buona terzultima in Italia, seguita solo da Sicilia e Calabria. Quanto questo elemento abbia potuto pesare nello spingere in alto la regione Puglia nella classifica di prevalenza/incidenza è difficile dire con precisione, ma certamente ha pesato in una certa misura. Osservando giornalmente l’andamento del numero dei tamponi effettuati in Puglia, si è riscontrato, dopo un lungo periodo di bassi numeri giornalieri (non superiori a 4-5mila tamponi), un certo incremento negli ultimi tempi, col raggiungimento di punte massime di 10-11mila tamponi al giorno, livello che però non è mantenuto costantemente.

Puglia indietro per numero di tamponi effettuati

Da una stima effettuata in alcuni giorni si è calcolato che circa 1.500-2.000 tamponi al giorno vengono espletati in laboratori privati autorizzati. Anche questi tamponi “privati” vengono inseriti sulla piattaforma regionale e quindi sono conteggiati giornalmente nel novero dei tamponi effettuati in regione. Si ritiene pertanto che i laboratori pubblici riescono ad effettuare al massimo 8-9 mila campioni in un giorno, francamente pochi per una grande regione come la Puglia.

Si consideri per confronto che regioni di dimensione demografica paragonabile a quella pugliese, come Toscana ed Emilia Romagna, raggiungono e mantengono agevolmente circa 15.000 tamponi al giorno. Inoltre si osserva che nei giorni festivi e prefestivi il numero di tamponi precipita in Puglia a 3-4mila, evidenziando così preoccupanti ulteriori cedimenti dell’impegno diagnostico e di tracciamento che non hanno pari in altre regioni. Il problema purtroppo è che il virus non va in vacanza e non rispetta le feste comandate.

Se si richiede rigore ai cittadini per il rispetto delle norme di prevenzione, lo stesso impegno e costanza deve essere messo in campo dall’istituzione regionale e sanitaria. Non fare tutto il possibile per identificare i casi positivi asintomatici con un tracciamento di ampio raggio e con il monitoraggio periodico (almeno mensile) dei soggetti ad alto rischio di contagio (ad esempio personale sanitario, delle forze dell’ordine, etc.) è stato come mettere la polvere sotto il tappeto e concedere più spazio al virus. Tutto il mondo scientifico concorda ormai sulla grande utilità per il controllo del contagio di un ampio impiego di misure diagnostiche, utilizzando accanto al tampone molecolare anche altri test, come i tamponi antigenici rapidi, che, se pur disponibili presso le Asl della regione Puglia, a quanto risulta da notizie che trapelano, sarebbero stati finora lasciati quasi inutilizzati.

Puglia, le provincie del Nord le più colpite

Se nella fase iniziale della pandemia la scarsa capacità di tracciamento con i test diagnostici poteva essere giustificata dalla scarsità di mezzi e di personale, ora, a distanza di quasi un anno, tale giustificazione non può più essere la spiegazione di un impegno meno incisivo in questa direzione della Puglia rispetto ad altre regioni. Con riferimento alla distribuzione del contagio all’interno della regione Puglia illustrata con la Tabella 5, si può evincere che il tasso di prevalenza dei casi positivi registrati in tutto il corso della pandemia fino al 14 gennaio 2021 è molto maggiore nelle tre provincie del Nord, dove si è concentrato il 72% dei casi positivi regionali.

Sono venute a delinearsi quindi all’interno della regione, anche con riferimento al Covid, le due già note per altri versi sub-aree regionali, che ora si confermano differenti anche per una diversa intensità del contagio oltre che per caratteristiche di infrastrutturazione dei territori e di condizioni socio-economiche e culturali. Ma a fronte di questa importante e indiscutibile differenza di insediamento del contagio non vi sono state finora, salvo un recente, timido, breve e incerto tentativo (zone rosse in alcuni Comuni), coraggiose e sistematiche misure preventive differenziate da parte dell’istituzione regionale, che si propongano di raffreddare con la dovuta risolutezza una sorta di zona rossa di fatto che si è venuta delineando del Nord della Puglia.

Nella speranza di un’ampia, tempestiva ed efficace applicazione del vaccino, nei prossimi mesi, decisivi per la svolta, diventa ancora più imperativo far bene le cose, impiegando in maniera appropriata le misure e le risorse necessarie, per limitare il più possibile la perdita di altre vite umane in questo ultimo miglio che ci resta ancora da percorrere.

Dott. Enrico D’Ambrosio – Taviano