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Gallipoli – Malgrado il calo dei parti, “la rete dei Punti nascita della provincia non subirà variazioni”. La precisazione della direzione generale della Asl Lecce giunge dopo la diffusione dei numeri che vedono i reparti di Ostetricia ben lontani dalla soglia delle 1.000 nascite l’anno previste dalla Conferenza Stato-Regioni, e quindi potenzialmente a rischio chiusura o accorpamento. Soltanto il “Fazzi” di Lecce, nel corso dei primi 10 mesi del 2018, è stato capace di far registrare 1.551 nascite. Vicino all’obiettivo anche il “Panico” di Tricase, che sfiora i 100 parti al mese, mentre il “Sacro Cuore” di Gallipoli a fine ottobre ha fatto registrare 433 nuovi fiocchi. Di questi, tra l’altro, ben 233 frutto di parto cesareo (155 dei quali programmati, gli altri al travaglio), soluzione che incide negativamente nelle verifiche ministeriali alla luce delle linee guida che incentivano il parto naturale.

“Servono tempi di valutazione più lunghi” Tali dati, per la Asl, fanno però valutati “in un lasso di tempo più lungo”, con riferimento alla “modifiche organizzative” intervenute negli ultimi mesi, “rispetto alle quali sarà realizzato un monitoraggio in tempi coerentemente più prolungati”. Il riferimento è alla chiusura del Punto nascita di Copertino per la riorganizzazione con Galatina (a ottobre fermo a 590).

Da Casarano verso Tricase Dai tali numeri emerge come la chiusura del reparto di Ostetricia del “Ferrari” abbia portato più partorienti dal comprensorio di Casarano al “Cardinale Panico” di Tricase piuttosto che verso Gallipoli o Scorrano (dove nei primi dieci mesi del 2018 i parti sono stati 404). Nel confermare la stabilità delle strutture esistenti, la Asl ricorda che tale tipo di valutazione è, comunque, “di competenza della Regione” e punta sul programma creato per l’accompagnamento alla nascita, “nel quale sono stati messi in rete tutti i servizi, ospedalieri e territoriali, coinvolti nella tutela della maternità”. Il riferimento è ai “percorsi integrati tra consultori familiari e Punti nascita ospedalieri finalizzati ad accompagnare la donna all’interno della rete dei servizi pubblici dal concepimento alla nascita”. «Attualmente si registra un marcato aumento del numero delle donne che entrano nei percorsi, a testimonianza – si legge nella nota della Asl – che l’offerta di servizi è in grado non solo di rispondere al bisogno ma anche di incanalarlo nella giusta direzione». Tale “rete” dovrebbe, dunque, “far crescere il livello qualitativo generale dei Punti nascita, rendendo l’offerta più omogenea e attrattiva nei confronti dei cittadini che scelgono di far nascere i propri figli in una struttura pubblica”.

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