“Provvedimenti drastici o il sistema sanitario salta”: il grido d’allarme dell’Ordine dei medici di Lecce

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Il dottor Donato De Giorgi

Gallipoli – «Se non si prendono provvedimenti drastici subito, a fine novembre rischiamo il collasso sanitario, con tutti i posti letto certamente saturi». Il grido d’allarme è di Donato De Giorgi, presidente dell’Ordine dei medici di Lecce alla luce dell’ormai costante impennata dei casi da Covid (oggi il dato della Regione segnala quasi il 17% di tamponi positivi, 27 decessi in Puglia e 102 nuovi ricoveri).

Se è di ieri la notizia che la Regione ha già pronti oltre 3mila posti letto per malati Covid (e altri potrebbe ricavarne rimettendo mano alla rete ospedaliera), non confortano le carenze nella distribuzione del vaccino, quello per l’influenza stagionale (figurarsi per il Covid) ed una “medicina territoriale” per molti aspetti inadeguata. Il “problema dei problemi” è, infatti, anche quello di riuscire a garantire valide risposte per la diagnostica relative alle patologie “no-Covid”, che restano tante e gravi.

“Medici di base tra due fuochi”

«Credo che stiamo in una crisi nera, almeno al momento senza via d’uscita: i medici di base si trovano tra due fuochi, tra l’Azienda e i pazienti. Con le Unità speciali di continuità assistenziale che non partono e i tamponi che dovrebbero essere fatti in maniera ancora più estesa, ma in luoghi all’aperto e comunque non frequentati abitualmente. Di certo non  negli ambulatori medici perchè basta un solo contagiato e diventa una frana organizzativa». Una risposta, almeno per le “normali” patologie (“che restano sempre da curare”, come ricorda più d’uno) potrebbe venire dalla “medicina territoriale”: tanti contagiati si potrebbero curare a casa, seguiti dalle Usca e ci sarebbero quindi meno ricoveri e più posti-letto liberi.                                                                                                                                                                                                                            Nel solo distretto di Gallipoli (che comprende anche Alezio, Tuglie, Sannicola, Taviano, Racale e Melissano), agli oltre 70mila pazienti provvedono 60 medici di base e 8 pediatri, spesso con pochi mezzi e pure inidonei, specie in tempo di pandemia. Basti pensare alla difficile distribuzione del vaccino antinfluenzale che, ma con il contagocce, sta arrivando solo in questi giorni, ormai a metà novembre.

“I vaccini, ma non solo”

Francesco Coluccia

«Quello del vaccino, se vogliamo, è un falso problema – spiega Francesco Coluccia, medico di base e specialista dermatologo a Gallipoli – perché il picco influenzale qua da noi si avrà com’è sempre accaduto solo dopo Natale, e quindi c’è ancora tempo per farlo». Ma i problemi sono anche altri: «Solo ieri mi hanno consegnato 4 mascherine, 5 camici usa e getta e la visiera, e su 200 vaccini richiesti, me ne hanno consegnati appena 70. Chi lo dirà ora ai restanti 130, che non è colpa mia e che debbono pazientare e sperare che arrivino gli altri? È già tanto che il vaccino lo abbiano fatto a noi», spiega un altro medico della città,  con all’attivo 800 pazienti. Un problema è anche quello del tampone anticovid che i medici di base possono fare ma a pagamento, come tutti.