Prolungare l’anno scolastico sino a fine giugno? Ecco perché no

533

Dopo tutte le difficoltà scaturite dall’utilizzo della Dad al posto della didattica in presenza, si è aggiunta anche la decisione del premier Mario Draghi di prolungare l’attività scolastica fino al 30 giugno.

Per ora solo un’ipotesi che è stata, tuttavia, sufficiente a far scaturire tutta la disapprovazione delle istituzioni scolastiche, primi tra tutti molti studenti neretini e non, che, stanchi di non essere mai interpellati, hanno espresso il loro dissenso aderendo, alcuni giorni fa, ad uno sciopero contro il prolungamento dell’attività scolastica fino al 30 giugno.

Lo scopo di questo prolungamento? “Recuperare il tempo perso a causa della pandemia”, dicono, ma la vera domanda sarebbe “di quale tempo perso stiamo parlando?”. Noi studenti abbiamo e stiamo lavorando, studiando, in tutto questo tempo siamo stati  resilienti nelle nostre difficoltà, costretti davanti ad uno schermo con la lontana speranza di ritornare tra i banchi, ad un’adolescenza che sembra non appartenerci più.

Impegnatevi, piuttosto, a restituirci la nostra identità di persona, la nostra presenza e la nostra scuola (con la dovuta sicurezza che non sia dettata da banchi con le rotelle).

Allungare l’anno scolastico al 30 giugno rappresenta molte problematiche: prima tra tutte le scuole non sono strutture pensate per tenere lezioni in un periodo dell’anno così caldo, prive infatti, di impianti di condizionamento. Per non parlare del problema relativo alla concomitanza con gli esami che dovrebbero essere ulteriormente spostati. E infine, dopo più di un anno in cui le nostre vite si sono ritrovate rinchiuse in uno schermo e nelle quattro mura di una stanza, volete davvero toglierci anche quel respiro che l’estate ci concede?

Francesca Vonghia – Liceo classico Galilei  – Nardò