Gallipoli – Sospesi i lavoratori; sospesi i pagamenti degli stipendi, anche quelli maturati prima dell’allontanamento: l’interdittiva antimafia che ha colpito tre settimane fa la società Gial Plast di Taviano, sta producendo man mano i suoi primi effetti. Il commissario che è subentrato al consiglio di amministrazione, il dottor Salvatore Sodano, sta procedendo ad approfondimenti ed analisi delle documentazioni a sua disposizione.

Commissario al lavoro Il commercialista e revisore contabile di Bari ha quindi bloccato pagamenti ed incassi probabilmente fino a quando avrà chiara la situazione. Ma quest’ultima esigenza procedurale sta caricando di ulteriori problemi gli addetti colpiti da provvedimenti di sospensione cautelare in quanto protagonisti di vicende giudiziarie di una certa rilevanza.

Sono pronti ma sospesi anche i ricorsi legali a quanto accaduto da parte di alcuni lavoratori, ma trattandosi appunto di sospensioni cautelari il ricorso urgente, ex articolo 700, non può essere ancora presentato. Mentre si affacciano voci di manifestazioni spontanee presso la ditta tavianese e vicino al Comune di Gallipoli.

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Le condanne per appartenenze a clan mafiosi di oltre vent’anni fa presentano ancora il conto, nonostante che alcuni degli operai allontanati abbiano saldato i conti con la giustizia scontando anche pesanti pene, come già raccontato da piazzasalento.it. “Credevo che entro oggi avrei comunque ricevuto il pagamento dei giorni lavorati prima della sospensione dalla Gial Plast – racconta uno di loro – invece non ho ricevuto neanche un euro. E c’è da fare la spesa, pagare bollette, fare fronte alle esigenze di una famiglia che non si possono sospendere…”.

A rendere più amara la situazione il fatto che la quota dei 78 lavoratori (ora 76 dopo due pensionamenti) con passati alle dirette dipendenze della ditta lombarda Colombo Biagio, rimasti fuori dalla interdittiva antimafia indirizzata solo alla capogruppo dell’associazione temporanea d’imprese, sono stati regolarmente retribuiti.

La richiesta del sindacato “Siamo chiedendo quasi ogni giorno al commissario di essere ricevuti”, dice Paolo Taurino, Funzione pubblica Cgil, che venerdì ha partecipato ad un incontro con una quindicina di dipendenti poco lontano dal Palazzo di Giustizia di Lecce. “Auspichiamo la velocizzazione dei pagamenti e la velocizzazione delle procedure: ci sono intere famiglie che non sanno più come fare per andare avanti – aggiunge Taurino – e vediamo montare tanta insofferenza”.

L’assenza dei “sospesi” dai turni di lavoro pesa: in alcuni paesi dell’Aro 11 di cui Gallipoli è capofila, si segnalano forti allungamenti degli orari di servizio con raccolte delle immondizie che spesso terminano ben dopo mezzogiorno. La linea del sindacato non cambia comunque: si facciano tutti gli approfondimenti e si giudichino i singoli casi, escludendo quanti negli anni successivi all’attività criminale, hanno dato segnali concreti e continuati di rettitudine e lontananza da certi ambienti.

L’ultima testimonianza “Mi chiamo Cortese Roberto e per la prima volta non mi vergogno di mettere il mio nome su di un giornale per difendere i miei diritti. Nel 2006 ho conosciuto mia moglie ed è iniziata per me una nuova vita, un nuovo percorso che mi ha cambiato con la nascita della mia bambina. Purtroppo questa felicità non è durata molto perché il 6-12-2009 fui arrestato per indagini iniziate nel 2006. Dopo un processo lungo e sofferto finalmente arrivò un assoluzione in 1°grado perché il fatto non sussiste. Dopo questa tempesta,che ingiustamente, mi ha coinvolto non contenti mi fu applicata una sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per anni due. Scontata la mia pena fino all’ultimo giorno posso dire, con orgoglio, di aver costruito giorno per giorno la mia vita che ancora oggi conduco, vivendo per la mia famiglia e soprattutto lavorando onestamente”.

Cortese racconta di essere passato da tre ditte – Team srl, Sogesa e Gial Plast – e di essere stato un dipendente irreprensibile tanto da meritare un contratto a tempo indeterminato. ” Finalmente io e la mia famiglia abbiamo tirato un sospiro di sollievo e vissuto i nostri giorni in piena tranquillità riuscendo a portare avanti i nostri 5 figli nella vita di tutti i giorni. Questa tranquillità,purtroppo,non è durata a lungo…”.

La tempesta inattesa “Da circa 2 mesi,nel mio paese,è stato affidato l’appalto ad una nuova ditta la Gial Plast srl che su due piedi ha deciso di sospendermi dal mio lavoro per infiltrazioni mafiose perché mi ritiene associato al” clan Padovano. Adesso io non mi spiego perché qualcuno decide che, in quanto ex galeotto e soprattutto senza aver mai pagato nella mia vita reati per mafia, non merito di avere quel lavoro dopo aver scontato quasi 11 anni fa, i miei precedenti”.

Mai avuto tanto tempo per riflettere “Lunghe, lunghissime riflessioni, sulla mia vita, la mia famiglia,i miei problemi di dipendenza che distruggevano tutto ciò che amavo. Profonde analisi introspettive che, unite alla forza dell’amore,mi hanno fatto rinascere dalle mie ceneri:un uomo nuovo! L’uomo che sono oggi e di cui vado fiero! Mi è costato sudore, sacrificio,forza di volontà e soprattutto anche umiliazioni. Ma ho ricostruito la mia intera esistenza da zero. Il mio lavoro l’ho svolto con onestà, impegno e serietà e lo merito. E se così non fosse, di sicuro, con la stessa tenacia che mi ha contraddistinto,continuerò a portare onestamente il pane in tavola alla mia famiglia perché mai vorrei perdere tutto quello che ho costruito”.

 

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