Portiamo piante a scuola/Ritorno fra i banchi per “studiare” il futuro e l’aria che respiriamo

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Francesca Vonghia

Ricordo quando a marzo iniziò tutto, quando le scuole chiusero le loro porte, quando nelle classi non si sentiva più riecheggiare una frenesia interrotta, quando vivere significava alzarsi la mattina e sedersi a una scrivania per guardare la nostra vita rinchiusa in uno schermo quadrato, come un film di cui, improvvisamente, non eravamo più i protagonisti.

E per qualche strano e sconosciuto motivo è come se un filo invisibile ci riportasse sempre lì, tra le file di quei banchi, tra le pareti di una classe che hanno sentito riecheggiare sogni silenziosi dipinti in quell’infinito blu del cielo oltre il vetro delle finestre.

La vita là fuori non pretende persone perfette

Non riusciamo a capire nemmeno il perché dopo una lunga estate di risate, tramonti, stelle e sale sulla pelle c’è quel desiderio di ritornarci, sentiamo dentro di noi uno spazio della nostra vita che solo la scuola riesce a occupare e a custodire la bellezza dell’adolescenza di chi la vita la deve ancora assaporare tutta nella sua essenza; di chi specchiandosi a vicenda negli occhi sa di condividere la stessa sorte e camminare sulla stessa strada che ci porterà in destinazioni diverse, a spiccare il volo con la consapevolezza che queste saranno per sempre le radici della nostra vita.

Ho sempre pensato che i professori sono come dei genitori che ti accompagnano e consigliano, che ti insegnano che la vita, quella vera, non risiede tanto in un nove o un dieci, che il vero valore di una persona non dipende da numeri, che la vita lì fuori non pretende persone perfette, ma la perfezione degli errori che ti rendono umano, vero… vivo; e che la vera cultura non dipende tanto dal sapere quando è nato o morto Napoleone quanto da ciò che si può trarre come insegnamento dalle scelte degli uomini di ieri: perché la vera Storia nasce dallo studio del passato prossimo, non di quello remoto.

Una scuola che ascolti e guidi

Ritorneremo a scuola con la gioia di rivederla dopo tanti mesi duri, ritorneremo in quelle aule a riportare il rumore, che è il suono della vita, ma forse ci aspettiamo più una scuola che non solo ci insegni la cultura, ma ci ascolti, ci guidi, ci parli non tanto di ciò che è stato, ma di ciò che potrà essere, delle nostre scelte, del domani, una scuola che ci educhi non al passato ma al futuro di un mondo in cui rispetto non ce n’è molto e i colori di “Umanità” iniziano a schiarirsi.

Pantaleone Pagliula

E il primo passo che può rendere diverso l’inizio di questo nuovo anno scolastico può essere quello di introdurre le piante nelle nostre scuole, come già suggerito dall’ingegnere Pantaleone Pagliula.

Nel verde il dono più grande: l’aria che respiriamo

Sarebbe bello vederle colorare i davanzali delle finestre, i corridoi, le aule, i cortili; sarebbe bello riuscire a curare ciò che, per quanto piccolo possa essere, ci dona qualcosa di incredibilmente grande: l’aria che respiriamo. Vogliamo una scuola che, anche solo con un gesto, ci insegni il rispetto, il senso civico, ci mostri la bellezza della natura che si cela dietro cose apparentemente piccole ma straordinariamente grandi perché solo l’amore per queste cose ha il dono di custodire, preservare e proteggere ciò che di più bello colora il mondo.

Ogni cosa a questo mondo esiste e sussiste per un motivo e contiene in sé il senso che colora la sua esistenza; tutto ciò che ci circonda, compresi noi, fa parte di un unico processo del mondo, ogni cosa in questa meravigliosa catena ha il dono di generare e produrre vita, perciò dovremmo soffermarci e comprendere che nulla di tutto ciò che ci circonda è scontato, nemmeno ciò che ci consente di fare, fin da quando siamo messi al mondo, il gesto più bello della vita: respirare.

Francesca Vonghia – Liceo classico – Nardò